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17 luglio 2006
Farmacista 33. Decreto Bersani: lo sciopero delle farmacie
A Palazzo Chigi le proposte della Federazione

Federfarma, si chiude il 19

A confermare la chiusura degli esercizi sono i titolari di farmacia di Federfarma, dopo l'incontro a Palazzo Chigi, che - riferiscono in un comunicato "non ha dato alcun risultato". E avvertono che "la chiusura è solo la prima di una serie di iniziative di protesta già programmate nel caso in cui il Governo continuasse a fare concertazione solo a parole"
"Il Governo - si legge nella nota di Federfarma - dichiara di operare nell'interesse del cittadino ma in realtà tutela solo il grande capitale. Lo dimostra il fatto che non raccoglie le significative aperture date da Federfarma in direzione di un reale ammodernamento del servizio farmaceutico". L'associazione dei titolari di farmacie ricorda poi di essersi "dichiarata disponibile ad accettare la vendita negli esercizi commerciali dei farmaci da automedicazione, certificati dall'Agenzia del farmaco come sicuri e maneggevoli, meglio se in confezioni ridotte, acquistabili senza il filtro del farmacista, come avviene nei Paesi europei dove il farmaco da banco è fuori farmacia. La proposta avanzata consentirebbe la disponibilità di tali farmaci in maniera diffusa (per esempio in autogrill o nelle piccole stazioni) colmando l'unica reale carenza dell'attuale servizio farmaceutico. Il decreto Bersani, invece, favorisce solo le grandi catene distributive e i produttori di farmaci di automedicazione, non certo il cittadino".

E ancora, si è detta pronta "ad accettare la possibilità che un farmacista o una società di farmacisti gestiscano più farmacie, purché in un numero limitato, analogamente a quanto accade in Germania e in Francia. Questo limite consentirebbe l'allargamento della concorrenza nel settore evitando la costituzione di grandi catene speculative, capaci con accorte strategie di marketing di forzare il consumo, oltre le reali necessità del cittadino, con prevedibili danni per la salute. Le catene metterebbero anche in difficoltà le farmacie dei piccoli centri, che rischierebbero di chiudere definitivamente". Ha infine mostrato apertura sull"accettazione di una drastica riduzione del periodo entro il quale gli eredi di un farmacista sono obbligati a vendere la farmacia".

E sulla chiusura di mercoledì prossimo, Federfarma si dice "consapevole di arrecare gravi disagi ai cittadini ma - spiega - la protesta è necessaria perchè il Governo ha dimostrato una totale insensibilità nei confronti di proposte serie, volte a coniugare la tutela della salute dei cittadini e l'esigenza di ammodernamento del settore senza arrivare - come sembra volere il decreto Bersani - allo scenario di una sanità sottratta al Servizio sanitario nazionale e consegnata, in prospettiva, al mercato, come in America dove il 30% della popolazione non ha alcuna assistenza sanitaria gratuita. Federfarma - conclude il comunicato - è certa che la popolazione capirà che con la chiusura del 19 luglio le farmacie difendono anche gli interessi dei cittadini e il loro diritto alla salute".
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A Palazzo Chigi le proposte della Federazione

Il tavolo convocato a palazzo Chigi, composto dai tecnici della Presidenza del Consiglio e dei ministeri della Salute e delle Attività produttive e le rappresentanze della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, della Federfarma, del Sunifar e di Assofarm per un confronto sul decreto Bersani, ha consentito alle parti di precisare meglio posizioni, proposte e richieste sulle misure previste per farmaci e farmacie
La discussione ha preso il via dalle conclusioni che, in occasione di incontri precedenti in sede politica, lo stesso capo del Governo aveva espresso alla categoria, sostenendo l'intangibilità dell'impianto del decreto ma anche una disponibilità a rivederne in sede tecnica alcuni profili.

Proprio in questo spiraglio si è inserita la Federazione degli Ordini, con il vicepresidente Andrea Mandelli e il segretario Maurizio Pace, sostenendo con forza la necessità di tutelare la pubblica salute dai possibili rischi del prevedibile aumento del ricorso al farmaco prodotto dalla liberalizzazione del mercato. Per Mandelli, la soluzione è quella di elaborare una lista dei prodotti che, per il loro profilo di sicurezza e opportunamente confezionati in quantità ridotte e con estrema attenzione ai dosaggi, possano essere venduti anche al di fuori delle farmacie. "Questa, del resto, è stata la responsabile scelta dei Paesi europei che consentono la vendita di farmaci senza ricetta anche in altri esercizi" ha spiegato il vicepresidente federale.
Altra richiesta forte avanzata dalla Federazione degli Ordini è una revisione delle norme che consentirebbero l'apertura del mercato della distribuzione del farmaco al capitale e alla possibilità di creare catene. "Il rischio è che interessi economici forti, e capitali magari non sempre trasparenti, cannibalizzino il settore" ha sostenuto Mandelli "piegandolo a logiche mercantili e commerciali e riducendo ai minimi termini la componente professionale che, invece, costituisce una garanzia di servizio e di salute per i cittadini". I rappresentanti della federazione professionale hanno anche sottolineato la necessità di riformulare la norma sull'ereditarietà delle farmacie, e in particolare la durata del periodo che permette agli eredi di alienare la farmacia, drasticamente ridotto a un solo anno, chiedendo che la finestra di tempo venga portata almeno a tre anni.
Infine, Mandelli e Pace hanno voluto toccare anche il problema dell'occupazione, il cui rilancio è uno degli obiettivi del decreto Bersani. "I dati di Almalaurea e della Fondazione Agnelli concordano nell'illustrare come quello occupazionale non sia un problema del nostro settore" ha precisato Mandelli. "Ma al di là di questo, da rappresentanti della professione ci piacerebbe che l'apertura di nuove e più ampie prospettive professionali fosse legata a un'ulteriore sviluppo delle farmacie intese come presidi di salute, e non in corner o esercizi di vario tipo che commercializzano farmaci".

I tecnici governativi hanno manifestato la disponibilità a esaminare con attenzione le questioni dell'ereditarietà e dell'apertura al capitale esterno, riconoscendo la fondatezza dei rilievi della federazione ordinistica. Sulle liste, l'apertura ha riguardato la possibilità a mettere ordine nel settore dei farmaci senza ricetta, procedendo a una loro più puntuale riclassificazione, ma mantenendo fermo il principio che i prodotti da automedicazione possano essere venduti fuori dalle farmacie.
I tecnici hanno quindi confermato che il Governo presenterà i suoi emendamenti al decreto tra lunedì e martedì e, tra questi, valuterà anche le proposte venute dai farmacisti, precisando però che la parola finale spetterà, in ogni caso, al Parlamento.
 
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