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20 luglio
Farmacista 33. Decreto Bersani: il giorno dopo lo sciopero

Oltre lo sciopero

L'agitazione dei titolari si è svolta con una grande adesione. Il ministro Bersani, a un convegno di Unioncamere, si dice disposto a discutere alcuni aspetti
Per quanto riguarda il bilancio della partecipazione, secondo i dati forniti da Federfarma è rimasto chiuso il 93% delle farmacie private non di turno, con punte del 100% in alcune province. "La compattezza con cui i colleghi hanno aderito allo sciopero - dichiara in una nota Franco Caprino, segretario nazionale di Federfarma - dimostra quanto i farmacisti siano preoccupati per il futuro della loro professione e per le conseguenze sui cittadini dell'indebolimento del servizio farmaceutico". In alcuni centri si sono inoltre organizzate forme di protesta spontanee. A Roma più di 800 farmacisti in camice bianco hanno manifestato sotto i ministeri dello Sviluppo economico e della Salute e hanno distribuito volantini, spiegando ai cittadini i motivi dell'agitazione. "Abbiamo fatto - aggiunge il segretario nazionale di Federfarma - proposte perfettamente in linea con gli obiettivi del decreto e siamo pronti al confronto. Venerdì - conclude Caprino - si terrà l'assemblea nazionale di Federfarma e abbiamo invitato il ministro Pier Luigi Bersani. Se non avremo segnali concreti di apertura, saremo costretti a programmare nuove, pesanti forme di protesta". Qualche apertura da Bersani sembra essere giunta, a margine della presentazione del rapporto sulle piccole e medie imprese. Il ministro per lo Sviluppo economico, infatti, si è detto favorevole a una discussione approfondita, "purché non si tocchino i due obiettivi veri" del decreto. E cioè, ha spiegato il ministro, "la possibilità di vendere medicinali da banco in altre situazioni commerciali, e la possibilità di rivedere, come chiede la Commissione europea, tutti i meccanismi del commercio all'ingrosso". Bersani ha spiegato: "Credo che ci siano delle preoccupazioni dei farmacisti, per quel che riguarda l'eccessiva concentrazione dell'offerta in determinati territori. Vediamolo questo discorso". Nel suo comunicato, Federfarma si è detta favorevole alla possibilità di vendere medicinali di automedicazione anche al di fuori della farmacia e a rivedere il meccanismo del commercio all'ingrosso dei farmaci, rendendo meno rigide le norme sulla gestione societaria delle farmacie, a condizione che si evitino eccessive forme di concentrazione che danneggiano il cittadino e mettono in pericolo la sopravvivenza stessa del servizio farmaceutico.

Giudizio negativo sullo sciopero è venuto dalla Cgil. "Federfarma cerca di tutelare privilegi insostenibili e anacronistici. Invitiamo quindi il Governo a proseguire sulla strada indicata dal decreto, ossia di non cedere ai ricatti corporativi di una vera e propria casta e di andare con più forza verso una liberalizzazione vera". Ha detto il segretario confederale Achille Passoni. "Il decreto Bersani - ha proseguito Passoni - compie un passo importante, che pone le basi di un rinnovamento in questo settore dell'economia italiana. Una novità che, oltre a favorire i cittadini per gli effetti sul contenimento dei prezzi e reperibilità dei prodotti, apre una nuova prospettiva professionale per i farmacisti non titolari, offrendogli un'opportunità per esprimere capacità e competenza anche fuori della farmacia, soprattutto per le giovani generazioni di farmacisti".
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Assofarm resta critica
Secondo l'Associazione dei farmacisti delle farmacie comunali resta critica nei confronti dell'iniziativa dei titolari. In un comunicato, infatti, si legge che "L'accelerazione nella decisione del Governo su questo tema è dunque figlia di una politica miope, chiusa ad ogni modernizzazione del sistema, operata dai farmacisti privati negli ultimi anni".

Il comunicato prosegue dicendo che "la posizione di A.S.SO.FARM. sul Decreto Bersani, espressa compiutamente durante l'Assemblea generale tenuta a Bologna il 14 luglio è alquanto articolata. Mentre si apprezzano misure come la modifica del diritto all'ereditarietà delle farmacie, privilegio da anni nel mirino di A.S.SO.FARM., ci sono perplessità sul probabile aumento dei consumi di OTC che, la facilità di accesso, inevitabilmente comporta e su alcuni aspetti legati all'igiene e alla buona conservazione dei farmaci che saranno presenti negli spazi dedicati all'interno della GDO. Sappiamo con quale meticolosità vengono effettuati i controlli all'interno delle farmacie pubbliche e private da parte delle ASL mentre nel Decreto Legge non è contenuta nessuna indicazione rispetto a questo problema. A.S.SO.FARM. ha deciso di non procedere a forme di proteste estreme perché ritiene il servizio reso agli utenti prioritario su ogni interesse di parte e considera il dialogo con il Governo fondamentale per ottenere il massimo degli interessi per il cittadino. Se poi si vuole scendere su un terreno prettamente commerciale, rileviamo come l'incidenza in percentuale dei farmaci OTC e SOP (10%) sul fatturato delle farmacie non giustifica il ricorso alla serrata delle Farmacie Private. Molto più produttivo, dal nostro punto di vista, è concentrare i nostri sforzi per ottenere il contenimento delle forme di distribuzione diretta dei farmaci ad alto costo che ormai, quasi tutte le Regioni , stanno incentivando in maniera consistente".

 
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