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24 luglio 2006
La posizione assunta ufficialmente dalla Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Farmacia in merito al decreto Bersani

Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Farmacia
PREMESSO CHE:
si fanno sempre più forti le pressioni di gruppi commerciali che operano nella Grande Distribuzione Organizzata affinché sia consentita la vendita di medicinali senza obbligo di ricetta medica nei supermercati, eventualmente anche con la presenza di un farmacista; tali pressioni sono sostenute e rafforzate dagli interventi di organismi istituzionali nazionali e sopranazionali, uomini politici, economisti, opinion leaders, che vedono nella liberalizzazione della vendita dei medicinali uno strumento per aumentare la concorrenza e ridurre i prezzi dei medicinali a vantaggio dei consumatori; questo approccio è figlio di una impostazione e di una visione puramente economicistica che considera i medicinali, per lo meno quelli senza ricetta, beni di largo consumo, assoggettabili alle leggi di mercato e della concorrenza; in realtà, tutti i farmaci, compresi quelli di automedicazione, hanno controindicazioni ed effetti collaterali gravi. Sono sempre più frequenti i casi di medicinali senza ricetta che vengono nuovamente sottoposti all’obbligo di ricetta medica in seguito al riscontro di effetti collaterali che in precedenza non erano noti. Molti medicinali di automedicazione contengono in dosi più basse lo stesso principio attivo di medicinali che richiedono la ricetta medica. Molti farmaci di automedicazione hanno effetti dopanti e riportano sulla confezione il bollino “doping”; i farmaci vanno acquistati quando servono e non d’impulso e che i medicinali di automedicazione sono farmaci a tutti gli effetti per cui è pericoloso sollecitarne il consumo con le tecniche tipiche della grande distribuzione organizzata; la stessa presenza di un farmacista nel supermercato non costituisce altro che uno specchietto per le allodole. Innanzitutto, si tratterebbe di un professionista dimezzato nel suo ruolo professionale in quanto posto in grado di fornire la propria consulenza unicamente su di un esiguo numero di confezioni di medicinali da banco, quelli a più alto fatturato. Il farmacista, con un inevitabile condizionamento ad orientare, sarebbe indotto a indirizzare il consumo verso i farmaci disponibili nel supermercato, anche se non del tutto indicati per il paziente; il farmacista in farmacia, invece, garantisce l’assistenza farmaceutica in tutti i suoi aspetti, di cui l’automedicazione è uno di questi. Decontestualizzare questa attività significa impedire al cittadino di usufruire di un servizio completo. Solo il farmacista in farmacia sa infatti se l’utente assume, insieme al medicinale di automedicazione, anche un farmaco con ricetta medica, dando luogo a interazioni pericolose. La personalizzazione del rapporto tra farmacista e cittadino è un elemento qualificante del servizio farmaceutico che nel supermercato si perderebbe, a tutto svantaggio dei cittadini;
EVIDENZIATO CHE
il farmacista che opera in farmacia opera all’interno di un ambiente centrato sul farmaco e in un sistema di garanzie. Infatti la farmacia è sottoposta ad una serie di controlli periodici e specifici (sulla struttura, sulla attività svolta e sul personale). La farmacia è in grado di ritirare immediatamente un farmaco/prodotto considerato pericoloso dall’autorità sanitaria (allerta rapido). La farmacia fornisce informazioni all’autorità sanitaria in caso di effetti collaterali o prodotti pericolosi; le Facoltà di Farmacia si sono da tempo organizzate per fornire una formazione sempre più completa ai futuri farmacisti, che consenta loro di affrontare una professione complessa, fatta di tanti aspetti, che non si esauriscono nell’automedicazione, ma prevedono semmai l’impegno del farmacista a seguire il paziente, in collaborazione e sinergia con il medico, durante tutto lo svolgimento della terapia farmacologica, con l’obiettivo di ottimizzarne i risultati; le Facoltà di Farmacia ritengono scorretto illudere i neo-laureati di poter svolgere una brillante carriera tra gli scaffali di un supermercato, dove potranno maneggiare pochi medicinali e saranno costretti, per guadagnare di più, ad aumentare le vendite;
SOTTOLINEA CON FORZA
la propria totale contrarietà all’ipotesi di consentire la vendita di medicinali in esercizi diversi dalla farmacia, anche se alla presenza di un farmacista; la necessità di “ricentrare” la farmacia ed il farmacista, nel SSN, rispetto alla posizione attuale che li identifica, ancorché non in maniera esclusiva, come mero anello finale della catena di distribuzione del farmaco, piuttosto che attività professionale a valore aggiunto, con un’immagine del farmacista che ne esalti le capacità e le competenze, in materia di consulenza sul farmaco e di assistenza ai cittadini; la necessità di valorizzare la professionalità dei farmacisti aumentando le loro competenze in materia di consulenza sul farmaco e di assistenza ai cittadini prima, durante e dopo la terapia farmacologica, in sintonia e stretto contatto con i Medici di Medicina generale; l’assoluta improponibilità di ipotesi finalizzate a segmentare l’assistenza farmaceutica in livelli gerarchici diversi in quanto tutto ciò che è farmaco richiede le stesse garanzie e le stesse cautele d’uso;
INVITA
il Parlamento ed il Governo a non dare seguito alle proposte formulate, ma ad evidenziare, mediante un necessario opportuno riordino del servizio farmaceutico, soluzioni diverse e più efficaci atte a garantire, attraverso l’incremento del numero delle farmacie, un servizio farmaceutico più efficiente e fruibile per i cittadini nonché una migliore accessibilità alla professione capace di rispondere alle aspettative professionali di un sempre più crescente numero di laureati in farmacia.
Napoli, 21 luglio 2006

Il Presidente della Conferenza
(Prof. Ettore Novellino)
 
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