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26 luglio 2006
DL 223/2006: LE PROPOSTE DI FEDERFARMA
Due i correttivi all’articolo 5 del decreto-legge

DL 223/2006: PROPOSTE DI FEDERFARMA

Federfarma chiede due tipi di correttivi all’articolo 5 del decreto-legge n. 223/2006:

  1. la prima riguarda l’eliminazione dell’obbligo della presenza del farmacista negli esercizi commerciali autorizzati a vendere medicinali senza obbligo di prescrizione medica;
  2. la seconda riguarda la limitazione, oltre che del numero di farmacie che possono essere gestite da società di farmacisti (4 secondo l’emendamento approvato dalla Commissione Bilancio), anche delle società cui può partecipare un farmacista (una, in linea con quanto previsto dall’articolo 2 del dl n. 223/2006 per le società di professionisti).

1) Nella vicenda che ha visto Federfarma chiedere l’apertura di un confronto con il Governo su alcune misure contenute nel decreto-legge n. 223/2006, senza metterne in dubbio né gli obiettivi né l’impostazione di fondo, è stato fatto passare, volontariamente o involontariamente, l’equivoco che le farmacie siano del tutto contrarie alla vendita dei farmaci da banco nei supermercati.

In realtà, Federfarma ha affrontato tale tema ben prima del varo del decreto-legge, seguendo con attenzione l’iter di definizione della direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi e la procedura di infrazione avviata all’inizio del 2005 dalla Commissione Europea contro la Repubblica Italiana in merito ad alcuni aspetti della normativa nazionale sul servizio farmaceutico ritenuti in contrasto con quella comunitaria.

In tale contesto, Federfarma stessa si è più volte pronunciata pubblicamente a favore della vendita in esercizi diversi dalla farmacia dei medicinali di automedicazione in quanto presentano un sufficiente livello di sicurezza e basso rischio. Tale presa di posizione è stata formalizzata anche in un progetto di rinnovamento e adeguamento della farmacia alle nuove esigenze della società, presentato prima delle elezioni al Prodi e agli onorevoli Bindi e Turco.

Non è, quindi, vero che le farmacie sono contrarie alle vendita dei medicinali da banco nei supermercati.

Entrando nel merito del provvedimento, il Ministro Bersani stesso ha più volte dichiarato che i medicinali interessati dalla liberalizzazione sono quelli oggetto di pubblicità e, quindi, in quanto tali, sicuri e maneggevoli. Ciò fa intendere che tali medicinali, non presentando particolari rischi, possano essere acquistati direttamente dai cittadini anche solamente su indicazione della pubblicità, come avviene per i beni di largo consumo presenti sugli scaffali dei supermercati.

In senso favorevole all’ipotesi di libera vendita dei medicinali di automedicazione senza il farmacista si è pronunciato l’Antitrust che, nella propria segnalazione al Governo e al Parlamento del settembre 2005, riguardante il decreto-legge n. 87/2005 (DL Storace), afferma testualmente: "non si vede quale sia la portata del diritto dei cittadini di accedere liberamente e direttamente ai farmaci di automedicazione se tale accesso deve restare condizionato alla intermediazione del farmacista."

Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca anche la Corte di Giustizia Europea che, nella sentenza cosiddetta DocMorris (11 dicembre 2003), esprimendosi a proposito della vendita a distanza dei medicinali di automedicazione, afferma che la necessità di informare e di consigliare il cliente al momento dell’acquisto di un medicinale non giustifica il divieto assoluto di vendita dei medicinali senza la presenza fisica del farmacista.

Tale proposta è sostenuta, oltre che da vari emendamenti presentati da esponenti della maggioranza al Senato, anche da Confcommercio, da alcune associazioni dei consumatori come Osservatorio Terza Età, Co.di.ci. e Aduc, dalla Rosa nel Pugno (che ha presentato una proposta di legge in tal senso), dal deputato dei Verdi Cento, dal consorzio del commercio elettronico Netcomm, che hanno fatto propria l’idea che l’obbligo della presenza del farmacista costituisca una limitazione oggettiva a un allargamento dell’offerta. Tale affermazione è stata dimostrata anche da una ricerca condotta dal quotidiano Italia Oggi.

La richiesta di Federfarma di consentire negli esercizi commerciali la vendita dell’elenco dei certificato dal Ministero della salute, senza la presenza obbligatoria del farmacista, consentirebbe, infatti, di assicurare la disponibilità di questi medicinali in tutti gli esercizi commerciali, compresi autogrill, piccole stazioni, porti e aeroporti. Tali aree costituiscono oggi l’unica reale lacuna del servizio farmaceutico che il decreto-legge n. 223/2006 non permette di colmare. Infatti, il costo della presenza di un numero di farmacisti sufficiente a coprire l’intero orario di apertura (24 su 24 nel caso degli autogrill) non sarebbe minimamente compensato dalla vendita di poche confezioni di medicinali da banco.

Va anche tenuto conto che la disoccupazione è un fenomeno praticamente inesistente tra i laureati in farmacia. Infatti, in base ai dati rilevati dal consorzio interuniversitario Almalaurea, i laureati in farmacia occupati a un anno dalla laurea sono il 74,5%, a tre anni l’85,4%, a cinque anni il 93,7%.

Essendo, quindi, oggettivamente difficile trovare personale laureato da impiegare nei supermercati, si assisterebbe a un trasferimento di personale attualmente occupato con contratto a tempo indeterminato in farmacia nei grandi esercizi commerciali con contratti atipici.

La preoccupazione di Federfarma, oltre a quella fondamentale di permettere a tutte le farmacie di continuare a garantire ai cittadini un servizio efficiente e di elevata qualità, è quella di evitare una delegittimazione della farmacia che ne metta in dubbio il ruolo e la funzione. Infatti, la presenza del farmacista negli esercizi commerciali appare destinata inevitabilmente a condurre in breve tempo alla creazione di veri e propri esercizi farmaceutici, contrapposti alle attuali farmacie. Che si vada in questa direzione è confermato dalla norma di cui al comma 4 dell’articolo 5 del decreto-legge che elimina l’obbligo per i grossisti di detenere il 90% delle specialità medicinali non rimborsabili SSN e, di fatto, consente ai rivenditori al dettaglio di rifornirsi da altro tipo di grossisti.

Pertanto Federfarma chiede che all’articolo 5 del decreto-legge siano apportate le seguenti modifiche:

  • il comma 1 è sostituito dal seguente: "Gli esercizi commerciali di cui all’articolo 4, comma 1, lettere d), e) f), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, possono effettuare attività di vendita al pubblico dei medicinali di automedicazione di cui all’articolo 8, comma 10, lettera c-bis) della legge 24 dicembre 1993, n. 537, come modificato dall’articolo 1, comma 166, della legge 30 dicembre 2004, n. 311."
  • al comma 2 è soppresso il primo periodo.

 

 

2) La seconda richiesta di Federfarma riguarda la gestione delle farmacie private in forma societaria. Un emendamento approvato dalla Commissione Bilancio del Senato, tendente ad accogliere le richieste della categoria, limita a 4 il numero di farmacie, ubicate nella provincia in cui ha sede legale, di cui una società di farmacisti può essere titolare.

Tale soluzione di fatto non limita la formazione di catene che possono mettere in difficoltà le singole farmacie indipendenti, soprattutto le più piccole e deboli, che garantiscono il servizio in località disagiate, dove costituiscono un presidio sanitario fondamentale.

Infatti, l’abolizione del comma 6 dell’articolo 7 della legge n. 362/1991 consente a un farmacista di essere socio di più società. In tal modo uno o più farmacisti potrebbero partecipare a più società titolari di 4 farmacie, dando vita a catene operanti su tutto il territorio nazionale e titolari di un numero illimitato di esercizi.

Per evitare tale concentrazione di farmacie, pericolosa per il buon funzionamento dell’intero sistema e, quindi, anche per i cittadini, Federfarma chiede che venga limitata la partecipazione di un farmacista a una sola società. Tale soluzione è in linea con quanto previsto dall’articolo 2 del decreto-legge in materia di società di professionisti.

Pertanto, Federfarma chiede che all’articolo 5 del decreto-legge vengano apportate le seguenti modifiche:

  • confermare l’emendamento 5.42 che limita a 4 le farmacie di cui può essere titolare una società di farmacisti;
  • eliminare la soppressione del comma 6 dell’articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, prevista dal comma 6 dell’articolo 5 del decreto-legge in questione.
 
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