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28 gennaio 2011
"Accordo Poste-Farmindustria: forti dubbi di legittimità. Le Poste si occupino di recapitare le lettere". Il comunicato stampa di Federfarma

L'attivazione dell'accordo tra Poste Italiane e Farmindustria per la consegna a domicilio dei farmaci acquistati dagli ospedali presenta forti dubbi di legittimità e seri rischi per il cittadino e per i conti pubblici.
Per il cittadino la consegna a domicilio potrebbe sembrare un vantaggio, in realtà le Poste - che ormai non riescono neanche a garantire la quotidiana consegna della lettere -  subappaltano la consegna dei pacchi ad altri operatori. I corrieri solitamente lasciano l'avviso nella cassetta della posta, senza neanche verificare l'effettiva presenza in casa del destinatario, che è costretto a raggiungere il magazzino solitamente decentrato oppure ad attendere che il corriere ritorni. Il malato rischia di aspettare per giorni il farmaco di cui ha bisogno e di dover interrompere la terapia con tutti i rischi connessi.
Nel frattempo, il pacco rimarrebbe in un magazzino, non certamente strutturato per la conservazione di farmaci delicati per patologie gravi, che richiedono frigoriferi a temperature differenziate.
La consegna non avverrebbe comunque da parte di un operatore sanitari se il cittadino ha un dubbio a chi chiede informazioni o consigli? A chi segnala eventuali effetti indesiderati prodotti dal farmaco? All'autista?
Anche la privacy del cittadino non sarebbe adeguatamente tutelata: il corriere, il portiere (se c'è), i vicini di casa, tutti verrebbero a conoscenza della malattia. Questo mentre il Garante della privacy introduce sempre nuovi adempimenti a carico degli operatori sanitari, medici, farmacie, ospedali (peraltro già tenuti al segreto professionale).
Sul fronte economico ci chiediamo quanto costa questa operazione? Chi la paga?
Se a pagare fosse l'industria, curando direttamente la consegna del proprio prodotto, si porrebbe un problema di integrazione verticale: l'industria produrrebbe, distribuirebbe e consegnerebbe al paziente i farmaci. Tale comportamento è vietato dalla legge e la stessa Corte di Giustizia europea ne ha confermato l'illegittimità e la pericolosità per il paziente, perché la sua salute sarebbe interamente nelle mani di un unico soggetto, economicamente interessato.
Se, invece, i costi fossero a carico delle ASL, la questione dovrebbe interessare la Corte dei Conti perché si spenderebbe ben più di quanto costerebbe la distribuzione tramite le farmacie, molto più comoda e sicura per il cittadino.
Infine, il dubbio più grave riguarda il controllo sull'efficacia di questi farmaci che vengono pagati dalle ASL alle industrie solo se il paziente ne ha tratto un beneficio, verificato sulla base di precisi parametri. I risultati terapeutici devono essere monitorati e registrati e servono alla valutazione dell'efficacia del farmaco. In base a questi dati il SSN decide se continuare a erogare il farmaco gratuitamente e a quali pazienti. Come verrebbe monitorata l'efficacia delle cure nel caso di consegna a domicilio di farmaci  destinati al trattamento di patologie gravi?
Poiché ancora oggi riceviamo gli auguri di Natale e pacchi dono con merce ormai avariata, alle Poste chiediamo di concentrarsi sul recapito della corrispondenza.
 
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