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26 gennaio 2012
Gli approfondimenti sul Decreto Liberalizzazioni
Articoli tratti da Farmacista33

Quorum, il Cirff fa i conti: quattromila nuove sedi più 1.800 vacanti

Con il decreto sulle liberalizzazioni ormai in Gazzetta, riflessioni e analisi su quello che accadrà al sistema farmacia possono ora poggiare su dati più sicuri. È il caso per esempio del balletto di cifre offerto dalle previsioni dei giorni scorsi sul quorum a tremila abitanti (e relativi resti): per Federfarma spunteranno settemila farmacie, per il governo cinquemila, per altre fonti una cifra a metà strada. Ora arriva anche la stima del Cirff, il Centro interdipartimentale di farmacoeconomia e farmaco utilizzazione dell'università Federico II di Napoli: in base a un'analisi della popolazione negli ottomila comuni italiani, le sedi che si istituiranno per effetto del decreto dovrebbero essere poco più di quattromila, per la precisione 4.228. Di queste 741 in Lombardia, 420 in Veneto, 336 in Emilia Romagna, 459 in Lazio, 394 in Campania, 326 in Puglia e 346 in Sicilia. «Se Federfarma dice settemila» spiega il direttore del Cirff Ettore Novellino (foto), docente alla facoltà di farmacia della Federico II e presidente dell'ordine dei farmacisti di Avellino «probabilmente è perché nel totale vengono messe anche le 1.800 farmacie che non si riescono ad aprire perché ubicate in comuni più piccoli». Sarebbero, per intenderci, quei presidi con bacino al di sotto dei mille abitanti per i quali il decreto ha istituito il fondo di solidarietà. «In ogni caso» riprende Novellino «che le nuove farmacie siano sei o settemila, è certo che per vecchi e nuovi titolari il futuro è in salita. Nel 2011 i fatturati sono diminuiti del 10% e nel 2014, con la scadenza degli ultimi brevetti, tutti i farmaci di fascia A saranno genericabili. Oggi aprono seimila nuove farmacie, domani se ne chiuderanno parecchie perché la competizione tra presidi farà vincitori e vinti».
In questo scenario, Novellino non può fare a meno di ricordare l'occasione persa dieci anni fa con la proposta di riforma Bernasconi (dal nome dell'allora senatrice diessina che compariva come prima firmataria), cui lui collaborò: «Quella proposta» osserva «avrebbe ammodernato il servizio mettendo la farmacia al riparo da tutte le grane successive, dalle lenzuolate di Bersani fino al decreto sulle liberalizzazioni. Avremmo abbassato il quorum a un valore non molto diverso da quello per cui oggi i titolari firmerebbero subito, 3.500 abitanti per farmacia con seconda sede al 50%, e l'avremmo fatto in un momento in cui il mercato avrebbe attutito il colpo. Ma la categoria si chiuse a riccio e la riforma si arenò».


Sconti e orari flessibili: per Governo è pro consumatori

Una misura indispensabile al potenziamento del servizio farmaceutico a vantaggio dei consumatori. Così il Governo definisce la norma, contenuta nel comma 6 del Decreto Liberalizzazioni, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, secondo cui le farmacie possono svolgere la propria attività anche oltre gli orari e i turni di apertura e praticare sconti. «I turni e gli orari di farmacia stabiliti dalle autorità competenti in base alle vigente normativa» si legge infatti nel Decreto «non impediscono l'apertura della farmacia in orari diversi da quelli obbligatori. Le farmacie possono praticare sconti sui prezzi di tutti i tipi di farmaci e prodotti venduti pagati direttamente dai clienti, dandone adeguata informazione alla clientela». Confermata anche la riduzione «da due anni a sei mesi del tempo concesso agli eredi del farmacista titolare o socio di società titolare di farmacia per vendere, rispettivamente, la farmacia o la quota di partecipazione alla società. La norma ha lo scopo di abbreviare il periodo in cui una farmacia privata può appartenere a persone prive dei requisiti professionali, in deroga alla disciplina generale». Anche il fondo di solidarietà nazionale da istituire presso l'Enpaf, - finanziato dalle farmacie urbane per i titolari nei comuni con meno di mille abitanti - ha trovato posto nella versione definitiva del decreto, che rimanda il tutto a un decreto dei ministri di Welfare ed Economia. Rimandato anche a un decreto del Ministro della salute la fissazione dei «livelli di fatturato delle farmacie aperte al pubblico il cui superamento comporta, per i titolari delle farmacie stesse, l'obbligo di avvalersi, ai fini del mantenimento della convenzione con il Servizio sanitario nazionale, di uno o più farmacisti collaboratori».


Passati concorsi per titoli ed esami e gestione associata

Un concorso straordinario per titoli ed esami riservato a farmacisti non titolari di farmacia e i titolari di farmacia rurale sussidiata. È in questo modo che si realizzerà l'allargamento del quorum a 1 su 3.000 messo ormai nero su bianco nel Decreto Liberalizzazioni che ieri è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed è già in vigore. «Per accelerare i tempi di definizione dei concorsi straordinari» sostiene la relazione del Governo che accompagna il provvedimento, o forse, come denunciato nei giorni scorsi da Assofarm, in linea con la tendenza a diminuire la presenza del pubblico e bloccare di fatto il pluralismo, è stato eliminato il diritto di prelazione da parte del Comune. Anche se poi, a compensazione, si legge sempre nella relazione, «fino al 2022, le nuove farmacie che dovrebbero nascere in luoghi con un alto flusso giornaliero di persone, come gli aeroporti, sono tutte offerte in prelazione ai comuni». La palla ora passa a Regioni e province autonome, che hanno 120 giorni di tempo, dopo l'entrata in vigore della legge di conversione del Decreto, per approvare la nuova pianta organica e altri 30 giorni per indire i concorsi. Passati i quali ci sarà la nomina da parte del Consiglio dei ministri di un commissario. Confermata anche la possibilità di concorrere per la gestione associata, sommando i titoli posseduti. «In tale caso la titolarità della sede farmaceutica assegnata è condizionata al mantenimento della gestione associata da parte dei vincitori, su base paritaria, fatta salva la premorienza o sopravvenuta incapacità». In generale, per la valutazione dell'esercizio professionale «per l'attività svolta dal farmacista ai sensi dell'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, sono assegnati punti 0,35 per anno per i primi 10 anni e punti 0,10 per anno per i secondi 10 anni».


Fenagifar, quorum europeo e più meritocrazia per i giovani

Stabilire che il quorum, del rapporto farmacie abitanti venga portato al valore di 3300/3500, che rappresenta il valore medio del "quorum" europeo (quoziente medio in vigore nei paesi europei) e inserire nel concorso straordinario delle norme che permettano ai giovani di competere per l'assegnazione delle sedi con reali possibilità di vittoria. Sono questi i due aspetti da affinare nel Dl sulle liberalizzazioni appena pubblicato in Gazzetta ufficiale. Un testo, secondo i giovani farmacisti apprezzabile per la riconosciuta centralità dell'elemento Farmacia nel Ssn e per la considerazione delle giovani generazioni. Il quorum riconsiderato è il minimo che possa garantire la sostenibilità del sistema, mentre per quel che riguarda i concorsi «pensiamo che sia opportuno studiare delle norme che diano una giusta valutazione nel rapporto tra il valore da attribuire agli esami ed ai titoli, ed evitare altresì che il previsto accorpamento dei titoli non diventi preclusiva specifica, ma anzi incentivo, per i giovani; inoltre, data la presenza di un considerevole numero di professionisti "under 40", va inserita, per loro una riserva di sedi. Infine Fenagifar invita a risolvere la "questione parafarmacie" «prevedendo, all'interno del concorso, l'opportunità ai titolari degli esercizi (escludendo quindi gli esercizi di proprietà di società di capitali, franchising o riconducibili a titolari di farmacia) di poter concorrere all'assegnazione delle sedi con un giusto riconoscimento per il lavoro professionale e imprenditoriale svolto».


 
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