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12 dicembre 2013
Terapia del dolore: i numeri
Articolo tratto da RIFDAY

Il rapporto è uno a sette: un solo analgesico oppioide (su 10 prescritti) a fronte di sette antinfiammatori non steroidei, e questo anche quando il medicinale viene prescritto per dolori cronici e terapie protratte nel tempo. A quasi quattro anni dall'approvazione della legge 38/10 per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, che ha semplificato la prescrizione degli oppiacei e favorito il loro utilizzo nel dolore cronico, questi farmaci restano ancora sottoutilizzati. Lo conferma un'indagine Doxa realizzata per conto del Centro Studi Mundipharma, condotta su 500 pazienti (25-64 anni) che hanno utilizzato medicinali antidolorifici negli ultimi 6 mesi, 100 medici di famiglia e 100 farmacisti. Dalla rilevazione emerge che ''la maggioranza di medici, farmacisti e pazienti - spiega il direttore generale di Doxa Massimo Sumberesi - è d'accordo su un utilizzo più diffuso degli oppiacei. Ma tale propensione non si traduce in una reale prescrizione o assunzione di questi farmaci. Ci si perde in un labirinto di disinformazione e timori ingiustificati." Si scopre infatti che il 30% dei pazienti visitati dai medici di famiglia nell'ultimo mese lamenta dolore e per il 66% è dolore cronico. Il fenomeno dell'autocura assume dimensioni enormi: il 73% dei malati non si rivolge ad alcun medico. Gli analgesici più impiegati sono sempre e comunque Fans: li assume il 95% dei pazienti, li prescrive il medico generalista al 72% dei suoi assistiti, anche in caso di dolore cronico (una volta su due). Per limitare gli effetti collaterali (bruciori gastrici) riferiti dal 20% dei pazienti, non si cambia farmaco, ma si aggiunge un gastroprotettore, con un aggravio di costi per il sistema sanitario ma anche per lo stesso cittadino. Gli oppioidi invece compaiono solo nell'11% delle ricette del medico. ''All'origine - dice Fiorenzo Corti (nella foto), responsabile della comunicazione alla Federazione dei Medici di famiglia - ci sono retaggi culturali e d'informazione ai medici stessi, che hanno forse una scarsa confidenza con queste opzioni terapeutiche'." Lo dimostra il fatto che il 22% dei generalisti intervistati ammette di non ricordare alcun marchio di farmaco oppiaceo. Pesano però anche le resistenze dei pazienti fondate sul timore erroneo che gli oppioidi possano indurre dipendenza. Questo spaventa il 65% dei malati, il 61% li considera solo per malattie gravi e il 53% crede che la legge ne consenta l'uso soltanto in casi particolari.
 
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