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27 ottobre 2006
"Leopardi: abbiamo fatto proposte concrete". Articolo tratto da Farmacista33

Leopardi: abbiamo fatto proposte concrete

Per fronteggiare uno scenario che cambia, come mostrato anche dall'indagine del Censis, la Federazione delinea un ampliamento del ruolo del farmacista. "Alle istituzioni vagliare quanto proponiamo e ai politici che condividono il disegno, appoggiarlo" ha concluso il Presidente
Un salto nel futuro. E' quello che la Federazione spera di compiere negli anni a venire. Le aspettative sono state codificate in un documento che sarà consegnato alle istituzioni e che è  stato presentato ieri in un convegno a Palazzo Marini a Roma. "Ci rendiamo conto - ha detto Giacomo Leopardi Presidente della Federazione degli Ordini - che le condizioni di lavoro del farmacista sono cambiate. Per questo siamo disponibili a rivedere il nostro modo di intendere la professione. Siamo pronti - ha proseguito - a collaborare con le istituzioni e con i singoli esponenti politici che vogliano discutere con noi per rendere la farmacia e il farmacista risorse importanti per il cittadino e per il Servizio Sanitario Nazionale.

Chi lavora nelle farmacie, "dovrà diventare sempre di più - spiega Andrea Mandelli - il primo referente della comunità in cui opera, erogando una serie di servizi di salute: dalle analisi all'assistenza domiciliare integrata, dal primo soccorso alla prenotazione di esami e visite specialistiche. E soprattutto nelle località più isolate, dovrà essere in grado di far fronte alle emergenze dotandosi di defibrillatori. In farmacia gli utenti potranno trovare assistenza infermieristica e riabilitativa, fisioterapia, dietologia, protesi acustiche: la farmacia diventa così di comunità, in cui si vendono farmaci e si concentrano operatori sanitari e una serie di servizi, senza costringere i cittadini a peregrinazioni spesso faticose da un posto all'altro".

I professionisti del farmaco possono contribuire a tenere sotto controllo la spesa, promuovendo l'uso dei generici. "Questo perchè esiste - hanno ribadito gli intervenuti - un criterio fondamentale che non deve essere dimenticat la distribuzione dei farmaci deve essere gestita da un professionista che ne garantisca l'uso corretto a tutto vantaggio della salute dei cittadini.

Il cambio di scenario è stato evidenziato anche dai dati raccolti dall'indagine condotta dal Censis sul mondo del farmacista dal titolo. La responsabilità del cambiamento può essere attribuita alla mutata interpretazione del farmaco da parte del cittadino. Le conseguenze di questo cambiamento sono state una spinta all'autoprescrizione di farmaci, che il paziente crede di conoscere perfettamente e un declino del ruolo del farmacista rispetto al farmaco. In questo senso un ruolo importante è stato ovviamente svolto dal decreto Bersani. La sopravvivenza professionale sarà legata a una spinta innovatrice nell'ambito della professione. "Il farmacista - ha affermato Giuseppe de Rita - Segretario Generale del Censis - potrà essere un protagonista della Sanità del futuro se sarà in grado di rispondere con forza e spirito di iniziativa alle nuove condizioni di lavoro".

Il Censis ha indagato anche la percezione del lavoro del farmacista da parte dei diretti interessati. Un primo dato interessante da sottolineare riguarda il basso livello di preparazione che l'università sarebbe in grado di fornire. Il 40,7 per cento degli intervistati ha infatti affermato che le competenze acquisite all'Università sono appena sufficienti per lo svolgimento dell'attuale professione. Il 27 per cento afferma addirittura di trovarle insufficienti. Solo un terzo del campione ritiene di essere stato preparato a dovere. I farmacisti hanno anche lamentato una diminuzione della stima che la cittadinanza rivolge loro. "Anche se è più una percezione dello stesso professionista: nell'opinione pubblica l'immagine del farmacista tiene ancora" ha sottolineato Concetta Maria Vaccaro, la ricercatrice capofila dell'indagine. Ancora una volta la colpa, secondo il 42,1 per cento degli intervistati, sembrerebbe essere attribuita alla perdita del ruolo di punto di riferimento della comunità ma anche al susseguirsi di critiche e di campagne che alimentano disapprovazione nell'opinione pubblica, per esempio le accuse sulla scarsa applicazione degli sconti (39,8 per cento). Ha inciso poi la riduzione del ruolo del farmacista nella preparazione dei medicinali, segnalata dal 20,7 per cento. La stragrande maggioranza, infine, (77,5 per cento) è contraria all'abolizione dell'Ordine.  L'indagine ha coinvolto 2.300 laureati in Farmacia e chimica e tecnologie farmaceutiche, iscritti agli Ordini professionali. Di questi, l'80 per cento era costituito da titolari, soci e collaboratori di farmacie e dipendenti delle farmacie pubbliche, mentre l'altro 20 per cento da farmacisti del Ssn, informatori scientifici e ricercatori in industrie farmaceutiche.
 
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