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22 novembre 2006
ONAOSI. Il dibattito si fa sempre più serrato

Dichiarazione di Massimo Cozza, segretario nazionale FP CGIL Medici 

Finanziaria, no alla bomba Onaosi contro i medici pubblici

 

Nella Finanziaria è stata collocata la bomba Onaosi, che, se non sarà disinnescata, colpirà circa 130.000 medici, veterinari e farmacisti, dipendenti della sanità pubblica, con possibili ricadute negative sia per l’assistenza a 4.000 orfani, che per gli oltre 200 lavoratori della Fondazione. 

La Finanziaria prevede infatti che il contributo obbligatorio alla Fondazione Onoasi sia dovuto solo dai sanitari dipendenti pubblici, mentre attualmente è a carico di tutti gli iscritti agli Ordini professionali interessati, circa 450.000 professionisti. 

L’estensione della contribuzione obbligatoria a tutti i sanitari, avvenuta nella finanziaria 2003, ha portato nel 2004 ad una modifica dello statuto da parte della stessa Onaosi, che ha consentito progetti di ingrandimento. Le attività sono andate oltre i fini istituzionali originari, a partire dall’apertura di una residenza per i contribuenti anziani, anche a pagamento, dall’estensione dei benefici anche ai figli dei contribuenti cessati dal servizio, e dalla possibilità di fruizione delle prestazioni, a pagamento, da parte dei figli di sanitari viventi ed abili, dei coniugi e degli stessi sanitari. Contemporaneamente sono arrivate le nuove cartelle esattoriali ed i procedimenti di riscossione coattiva, portando ad una protesta generalizzata, ed all’emendamento alla finanziaria, condiviso tra maggioranza ed opposizione. 

L’approvazione definitiva in Senato, determinerebbe una situazione paradossale e drammatica. Gli orfani sarebbero discriminati da una legge dello stato, a seconda del rapporto di lavoro del sanitario contribuente, e gli impegni assunti dalla Fondazione, sulla base delle entrate preventivate, potrebbero essere mantenuti solo a fronte di una maggiorazione della tassazione obbligatoria dei sanitari pubblici, che può essere decisa da 23 Consiglieri di Amministrazione di una Fondazione privata.                       

            E’ inaccettabile qualsiasi ricaduta negativa, a partire da un innalzamento della quota contributiva obbligatoria, per i medici pubblici, che hanno sempre dimostrato uno spirito solidaristico, contribuendo fin dal 1901, all’assistenza degli orfani dei sanitari più bisognosi. 

I medici, veterinari, farmacisti ed odontoiatri, dipendenti pubblici, non dovranno pagare per responsabilità e colpe di altri.  

Chiediamo pertanto che il Senato intervenga sulla norma, impedendo qualsiasi onere aggiuntivo per i sanitari pubblici dipendenti, assicurando una gestione della Fondazione trasparente ed appropriata, che possa garantire il condiviso e nobile fine istituzionale di prendersi cura degli orfani più bisognosi, salvaguardando i livelli occupazionali e professionali dei lavoratori della Fondazione.

 

Roma, 20 novembre 2006

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Gentile Signor Cozza,


 

ho letto la sua Dichiarazione del 20 novembre scorso in merito alla Onaosi e mi son venute in mente delle considerazioni. 
La “Bomba Onaosi” è già scoppiata ma nel 2003 e ha colpito “solo” 320.000 Sanitari Liberi Professionisti.
I 130.000 Sanitari Dipendenti Pubblici, nel 2003, erano già penalizzati, e da molti anni, ma nessuno se ne era mai accorto! Non mi pare di ricordare proteste e levate di scudi delle rappresentanze sindacali contro quello strano prelievo in busta paga. Come mai solo ora ci si accorge di questa assurda situazione?
Ma mi viene un dubbio. Lei difende gli interessi di una serie di Medici iscritti al suo Sindacato o rappresenta l’Onaosi?
Dalle sue parole pare che voglia, da un lato, sostenere la causa dei suoi iscritti e dall’altro salvaguardare il futuro sia degli orfani assistiti dall’Onaosi che “i livelli occupazionali e professionali dei lavoratori della Fondazione”.  Cosa professionalmente giusta per un sindacalista ma, nella fattispecie, forse inattuabile. Mi sembra che lei voglia, come suol dirsi, salvare capra e cavoli.
Gli interessi dei suoi rappresentati, almeno da come lei si esprime, mi pare che siano convergenti con quelli della stragrande maggioranza dei sanitari italiani: non contribuire, in maniera coercitiva, al mantenimento di questa Fondazione.
E quindi gli interessi dei suoi rappresentati non possono coincidere, anzi sono decisamente contrari, con quelli della Onaosi, dei suoi dipendenti e dei suoi assistiti. Questi pretendono di essere mantenuti da tutti sanitari italiani, compresi i suoi rappresentati.
Le attività della Fondazione sono state sicuramente meritorie e degne della massima considerazione ma come lei ha giustamente sottolineato “l’estensione della contribuzione obbligatoria a tutti i sanitari, avvenuta nella finanziaria 2003, ha portato nel 2004 ad una modifica dello statuto da parte della stessa Onaosi, che ha consentito progetti di ingrandimento. Le attività sono andate oltre i fini istituzionali originari, a partire dall’apertura di una residenza per i contribuenti anziani, anche a pagamento, dall’estensione dei benefici anche ai figli dei contribuenti cessati dal servizio, e dalla possibilità di fruizione delle prestazioni, a pagamento, da parte dei figli di sanitari viventi ed abili, dei coniugi e degli stessi sanitari”, attività alle quali, visto il regolamento, non tutti i contribuenti possono accedervi.  
Non si comprende quindi perché bisogna mantenere questo Ente che, di fatto, ha iniziato una attività commerciale con i fondi messigli a disposizione da una intera categoria e che, di fatto, ha tradito la sua originaria missione di assistenza. Forse che i contribuenti anziani o i giovani figli dei sanitari o gli stessi sanitari non possono permettersi di pagarsi una vacanza a prezzi pieni in normali centri vacanze? Hanno forse bisogno che altri, che non potranno mai beneficiarne, contribuiscano al pagamento delle loro vacanze?
Se la Fondazione dovesse tornare alla sua originaria missione di assistenza “agli orfani bisognosi” non solo non vi sarà bisogno di aumentare il prelievo a carico dei Dipendenti Pubblici ma penso che non vi sarà nemmeno bisogno di alcuna contribuzione per lunghi anni visto il livello delle prestazioni annualmente erogate e il patrimonio nel frattempo accumulato. Ciò è stato confermato dal Presidente della Fondazione in una intervista pubblicata sul sito della FNOMCeO a firma di C.F. ed è facilmente constatabile leggendo le deliberazioni assunte dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione (www.onaosi.it) e i suoi bilanci analizzati dalla Corte dei Conti (www.corteconti.it).  Inoltre basta dire che l’Onaosi nel 2003, prima quindi della contribuzione obbligatoria, aveva 3.560 assistiti (dato estratto dal sito www.onaosi.it AA 2005/2006). Dopo l’obbligatorietà della contribuzione ha aumentato il numero di assistiti a 3.973. Solo 413 in più. Nello stesso periodo le entrate sono aumentate di oltre il 50%.
A mio parere l’allargamento delle prestazioni oltre i fini istituzionali originari deriva essenzialmente dall’obbligo di dover giustificare l’impiego delle risorse conseguenti l’aumento delle contribuzioni, e non è altro che il frutto del desiderio di amministrare il patrimonio accumulato al fine di poterne accumulare altro.
Il potere di determinare la quota annuale di contribuzione obbligatoria a questa Fondazione, che è e rimane privata, è in mano, come anche lei fa notare, a ben 23 persone, lautamente stipendiate. Normalmente in queste benemerite attività si presta la propria opera in forma totalmente gratuita, a volte rimettendoci del proprio.
Io credo che bisognerebbe lasciare alla sensibilità personale la scelta di contribuire o meno al mantenimento dell’Onaosi, alla stessa stregua di come vivono e si finanziano una molteplicità di simili istituzioni ugualmente meritorie. Basti pensare alla “Fondazione per la ricerca contro il cancro” che non gode della contribuzione obbligatoria da parte di alcuno ma vive della solidarietà di tutta la nostra Nazione. Eppure questa è innegabilmente meritoria e i vertici, e non solo quelli, prestano la loro opera in maniera totalmente gratuita.
Condivido con lei che “non dovranno pagare per responsabilità e colpe di altri” solo “i medici, veterinari, farmacisti ed odontoiatri, Dipendenti Pubblici”. A mio parere non deve pagare nessuno!
Per questo il mio invito al Senato, che mi auguro possa essere anche il suo, non sarà quello di tassare anche i Liberi Professionisti, cosa della quale se ne gioverebbe solo l’Onaosi, ma bensì quello di liberare anche i Pubblici Dipendenti da questo tributo.
Con viva cordialità
Nicola Pellegrini


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Condivido appieno quanto sostenuto dal Collega Pellegrini e ne sottoscrivo le istanze.

Aggiungo che sarebbe opportuno che Sindacati come la CGIL decidessero una volta per tutte da che parte stare. In un momento storico in cui la destra e la sinistra hanno definitivamente perso le loro originarie identità, risulta davvero singolare che un Sindacato che affonda la sue radici in valori ideologici di sinistra abbia a che dire su battaglie tese ad eliminare privilegi di pochi a scapito di tanti e soprattutto a difendere attività di Enti Privati la cui gestione è stata oggetto anche delle attenzioni della Corte dei Conti. Qualcuno nel nostro paese si chiede cos’è di destra e cos’è di sinistra e qualcuno di sinistra da tempo implora di “fare” qualcosa di sinistra. Dopo la caduta del muro di Berlino si è creata un po’ di confusione ma la lotta ai privilegi dovrebbe essere un principio inderogabile della sinistra. Appare pertanto incomprensibile la posizione da Lei assunta anche per chi la dovesse guardare “da sinistra” ed appare paradossale che una questione di principio e di diritto possa essere subordinata all’occupazione di duecento persone.
Se le Sue intenzioni sono quelle di tutelare i Medici dipendenti e i quattromila orfani, Le rinnovo l’invito a battersi per l’abolizione della contribuzione obbligatoria a favore dell’ONAOSI da parte dei Medici che Lei tutela e ad adoprarsi affinché sia soprattutto l’ ENPAM a tutelare gli orfani dei Medici, ENPAM che regolarmente ed obbligatoriamente riceve contributi da tutti i Medici.

Cordiali Saluti

Bartolomeo Delzotti


 
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