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15 dicembre 2006
"All'Iper il cittadino si paga quattro caffè all'anno". Articolo tratto da Farmacista33

All'Iper il cittadino si paga quattro caffè all'anno

Alla fine, il principale merito della liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco sembra essere la spinta al rinnovamento con cui la professione ha risposto al nuovo scenario. E non lo dicono i farmacisti, ma la stessa grande distribuzione
E' cattivo giornalismo, alla fine di un anno, dire che è tempo di bilanci, ma almeno per gli effetti della legge Bersani sulle liberalizzazioni sembra sia così. Per cominciare, il dato sugli effetti per il cittadino. Nessuno contesta, per esempio, quanto riferito dall'indagine di Altroconsumo, che ha verificato i prezzi di 60 medicinali non soggetti a prescrizione in 80 farmacie e 6 punti vendita in ipermercati di 9 città. Mentre lo sconto medio nelle farmacie si aggirava sull'8%, nella grande distribuzione raggiungeva il 22%. Quindi per il cittadino si tratta di un 14-15% di vantaggio. Se secondo Anifa il cittadino spenderebbe in media 28 euro annui, con il ricorso alla grande distribuzione ne risparmia circa 4, sempre all'anno.  Si può dire che nessuno smentisce i dati perché cifre analoghe le ha fatte Vincenzo Santaniello della Coop, nel corso di una trasmissione di Rai Utile andata in onda ieri. Se su alcuni prodotti lo sconto è più alto, non si può raggiungere il 50% di sconto e, a oggi, la media resta quella. "Dati ai quali ho potuto replicare facilmente con alcune considerazioni" dice Maurizio Pace, segretario della Federazione Nazionale degli Ordini che partecipava alla stessa trasmissione. "Chi ha esperienza dei problemi di gestione commerciale, come Santaniello, sa quale differenza passi, anche in termini di costi, tra l'avere in assortimento 100 referenze, come il corner di un ipermercato, e 23000 come una farmacia. Senza contare che sulle farmacie, soprattutto nel Mezzogiorno, gravano anche oneri come i ritardi dei pagamenti delle ASL". Se da sempre la grande distribuzione, rappresenta un modo di avere grandi masse di liquidità, ed è uno dei motivi per cui vi si sono interessati i maggiori gruppi industriali italiani, con la farmacia convenzionata il discorso si inverte e la liquidità spesso è il farmacista a metterla in gioco. Anche questi costi, dunque, si riflettono sulle possibilità di sconti sui farmaci che il cittadino paga direttamente. "Mi sembra che la situazione confermi che la liberalizzazione è stata il frutto di un decreto legge, figlia di un'urgenza difficile da condividere e di un voto di fiducia" dice il vicepresidente della Federazione Andrea Mandelli. "E' mancata quindi qualsiasi analisi dei meccanismi di formazione del prezzo di SOP e OTC, pensando a chissà quali margini. Margini che sono così rilevanti che ora la stessa Coop non sembra fare utili". D'altra parte, altri dati sono significativi: a un recente convegno del Movimento nazionale liberi farmacisti si è valutato in circa 120000 euro l'anno il fatturato di una parafarmacia "tipo", con ricavi prima della tassazione pari a 40000 euro. Non molto. "Il rischio" dice Mandelli "è che i farmaci da automedicazione vengano visti come il primo passo, cui far seguire la dispensazione dell'etico. Non è da oggi che abbiamo indicato come uno sviluppo di questo tipo poterebbe alla disgregazione del servizio farmaceutico nazionale. Con un pericolo in più anche per lo stesso cittadino, cioè che le tecniche tipiche del mass market vengano applicate anche a un settore molto delicato come quello del farmaco, nel quale la spinta al consumo, anzi il concetto stesso di consumo sono pericolosi". Un'ipotesi, quella dell'arrivo dell'etico in altri canali di vendita, che oggi viene smentita da tutti, dal Governo e, per fare un esempio, dalla stessa Coop. Ma intanto lo scenario è mutato e, come sottolineavano anche le conclusioni dell'indagine Censis/Fofi sulla professione, sta al farmacista, alla sua forza nucleare, riproporre il proprio ruolo anche in condizioni diverse. "In questo senso va tutto l'impegno riversato nel documento sulla professione: offrire servizi, concretizzare le possibilità che ha la farmacia di garantire prestazioni sanitarie oggi difficilmente ottenibili sul territorio con la necessaria capillarità" dice Mandelli. Aggiunge Maurizio Pace: "nel corso del dibattito televisivo ho illustrato l'importanza, per esempio, di poter contare su un defibrillatore nelle farmacie, soprattutto nelle località disagiate, oppure delle possibilità che offrirebbe una tessera sanitaria intelligente in fatto di tracciamento delle terapie per evitare interazioni. E lo stesso Santaniello, alla fine ha detto che uno dei meriti della liberalizzazione è stato di mettere in moto anche iniziative di questo tipo". Difficile commentare, a questo punto...
 
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