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15 gennaio 2007
"Che cosa frena l'OTC". Articolo tratto da Farmacista33

Che cosa frena l'OTC

Spesso si lamenta che l'automedicazione è ostacolata dallo scarso numero di principi attivi disponibili. Ma allargare la gamma, si vede anche all'estero, comporta un ruolo ancora maggiore di farmacisti e farmacie
Ci sono alcune tendenze generali, di qua e di là dall'Atlantico, che movimentano lo scenario del farmaco da banco. Le ha rilevate in un lungo articolo Pharma Voice, periodico specializzato statunitense. In primo luogo c'è una constatazione forte: 700 prodotti che oggi sono in libera vendita, 25 anni fa erano ancora sottoposti alla prescrizione. Questo comporta almeno due conseguenze. La prima è che si assiste, oggi e in futuro, a un rallentamento dello switch, semplicemente perché i casi in cui questo può essere fatto con facilità sono sempre meno. Inoltre, se si vuole considerare il passaggio alla libera vendita come un elemento standard del ciclo vitale di un prodotto è bene che l'azienda ci pensi per tempo. Per Andy Tisman, capo del settore consumer di IMS, se si prevede il passaggio allo stato di OTC, le ricerche ad hoc devono cominciare già nella fase III della sperimentazione clinica,  così da valutare efficacia e sicurezza di dosaggi diversi. Certamente, a un investimento che potrebbe dare un ritorno soltanto dopo una quindicina d'anni, non tutti sono propensi. Quanto alle aree che restano più appetibili e praticabili vi è quella gastroenterologica, allergologica e dell'analgesia, peraltro già affollata. Sempre secondo Tisman, le novità potrebbero giungere nel trattamento dell'asma e per quanto riguarda i prodotti lifestyle, ovvero trattamenti per l'obesità, la disfunzione erettile e la contraccezione ormonale. Per questi ultimi due punti è facile rilevare una visione molto americana della questione, lontana cioè dai condizionamenti culturali e religiosi, per quanto riguarda la pillola, e da uno sguardo un po' più cauto delle autorità regolatorie sui farmaci per l'erezione. Del resto anche negli Stati Uniti l'arrivo del levonorgestrel  per la contraccezione d'emergenza (il Plan B della Bar Pharmaceutichals) ha dato luogo a una doppia modalità di dispensazione: dietro prescrizione per le donne under-18 e come OTC per le diciottenni e oltre.  

C'è anche chi prefigura sviluppi nel settore dei medicinali dedicati ai fattori di rischio, come le statine nella prevenzione primaria, magari indirizzate a una popolazione che non rientra nella popolazione normalmente affidata al cardiologo. Anche qui non manca un precedente: la simvastatina, introdotta come OTC nel mercato britannico. L'idea non ha avuto successo, in termini di vendite e, secondo Tisman questo si deve al targetting. La statina infatti si rivolgeva ai giovani con ipercolesterolemia lieve - moderata, persone poco inclini a ritenersi malate e, quindi, a intraprendere una terapia cronica, anche se potenzialmente utile. Il punto, però, resta che l'OTC è ancora considerato la risorsa principe per le condizioni acute e, alla fine, autolimitanti.  In pratica, senza il disagio del sintomo, è difficile che il paziente, in assenza del medico, sviluppi compliance e adherence adeguate. A meno che, e forse in Italia questo sarebbe il momento adatto,  non ci si affidi alla pharmaceutical care. 

Paradossalmente, l'arrivo di molecole dalla gestione più problematica, incontrerebbe meno difficoltà in una situazione come quella europea, dove anche il farmaco da banco incontra comunque la mediazione del farmacista. Ma sembra più logico pensare del farmacista in farmacia, visto il grado di intimità e silenzio dei supermercati...

In questo senso, è in atto un ripensamento anche nei paesi che, come gli Stati Uniti, avevano optato per la distribuzione senza il farmacista. E' il caso dell'Olanda che qualche anno fa liberalizzò la vendita di tutti gli OTC estendendola agli esercizi commerciali anche in assenza di un farmacista, ma da due anni sta proponendo di ricondurre sotto la mediazione del farmacista alcuni di questi principi attivi, come del resto avviene in Gran Bretagna dove esiste da sempre la categoria dei prodotti da banco "pharmacy only". "E sorprendente che in Italia si sia tentato e si tenti di ridurre il ruolo del farmacista e della farmacia proprio quando i paesi che avevano liberalizzato la vendita dell'OTC meditano di riportarlo sotto il controllo del farmacista" dice il vicepresidente della Federazione degli Ordini, Andrea Mandelli. "Ma si possono fare considerazioni più ampie: se l'automedicazione responsabile può essere un mezzo per garantire la salute senza ricorrere a risorse sanitarie più costose, magari anche ampliando l'area delle patologie trattabili in questo modo, e quindi dei farmaci disponibili, l'unico modo per farlo è puntare sulla farmacia di comunità. Sfruttare le potenzialità di un professionista pronto a dotarsi dei supporti necessari è fondamentale per un'azione di tutela della salute. Il resto è marketing".
 
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