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5 gennaio 2007
"Antitrust e farmacie". Articoli tratti da Farmacista33

L'Antitrust teme per le farmacie
L'autorità garante prende posizione contro i limiti all'apertura e ai turni, indicando uno svantaggio per la categoria. Per molti aspetti è un positivo elemento di riequilibrio ma, come ricorda, Giacomo Leopardi, la questione è più complessa.
"Liberalizzare orari, turni e ferie delle farmacie stabiliti su base regionale per garantire maggiori opportunità di accesso ai farmaci da parte dei cittadini e offrire agli stessi farmacisti le armi necessarie per fronteggiare la concorrenza degli altri canali distributivi". Così è nuovamente intervenuta in materia di servizio farmaceutico l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in una segnalazione approvata giovedì e inviata al Governo, ai presidenti di Camera e Senato e alle Regioni. Il Garante, professor Antonio Catricalà, già più volte era intervenuto, non sempre in sede ufficiale, su questa materia, per esempio dichiarandosi favorevole all'arrivo dell'etico nella grande distribuzione.
Nella relazione dell'Autorità sono indicati quattro interventi necessari per una liberalizzazione effettiva: eliminazione del limite di ore massime per l'apertura giornaliera o settimanale, estendendo la facoltà di apertura degli esercizi al di là degli orari minimi previsti dalla normativa; eliminazione dei giorni di chiusura obbligatoria domenicale, festiva e infrasettimanale; eliminazione del limite minimo di ferie annuali; eliminazione dell'imposizione di obblighi di uniformità negli orari di apertura. Nella segnalazione, si legge ancora, l'Autorità ricorda di avere in più occasioni "espresso l'auspicio di una regolamentazione dell'attività delle farmacie a livello regionale maggiormente improntata alla promozione della concorrenza". Se, infatti, appaiono giustificati orari e turni minimi di vendita, perché finalizzati ad assicurare l'obiettivo di interesse pubblico della piena reperibilità dei farmaci, i limiti per così dire massimi andrebbero a ledere la concorrenza tra farmacie. E non solo.
Infatti, l'Autorità introduce un concetto nuovo nel dibattito così come si è svolto finora, mettendo in evidenza un effetto finora sottovalutato della Legge Bersani: i limiti massimi all'apertura delle farmacie impediscono alle farmacie di operare "ad armi pari" rispetto ai nuovi operatori. Nella relazione, addirittura, si prospetta che le farmacie più soggette alla concorrenza del nuovo canale corrano il rischio di chiudere, compromettendo la capillarità del Servizio farmaceutico. Un rischio che da subito era stato indicato da chi si era opposto alla liberalizzazione. Un'opposizione che nasce anche dalla constatazione che la grande distribuzione offre servizi ai consumatori, mentre le farmacie offrono servizi a cittadini e pazienti. Una distinzione fondamentale, che mette in gioco valori che vanno oltre i concetti di concorrenza e mercato.
"Un'eventuale modificazione dell'attuale normativa che regola turni e orari delle farmacie non può essere considerata solo come un provvedimento destinato a favorire la concorrenza tra gli esercizi. Uno dei  punti qualificanti del progetto che la Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani ha presentato a Governo e istituzioni, infatti, prevede proprio l'attuazione di una maggiore flessibilità degli orari di apertura delle farmacie. Non si tratta però di una proposta che punta a favorire l'attività commerciale delle stesse farmacie, bensì di una misura che renda possibile, alla luce delle mutate condizioni sociali ed economiche del Paese, un servizio adeguato ai tempi e più vicino alle necessità dei cittadini", che in farmacia devono essere considerati dei pazienti e non dei meri consumatori di beni. Per Giacomo Leopardi, presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani, la segnalazione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, relativa a una generale liberalizzazione di orari e turni delle farmacie, "arriva in ritardo rispetto a un'esigenza di servizio, già chiaramente manifestata dalla Federazione degli Ordini". Qualsiasi intervento in materia deve piuttosto tener conto delle specificità del territorio e delle necessità di salute dei cittadini: una liberalizzazione a carattere nazionale in primo luogo potrebbe limitare la potestà regolamentare riconosciuta alle Regioni in materia di sanità dalla riforma del titolo V della Costituzione; e, in seconda battuta, produrre effetti che potrebbero anche non cogliere le particolarità di un territorio o, comunque, le necessità epidemiologiche di una popolazione.
"Pensare che una modifica di questa portata possa consentire alle farmacie di "fronteggiare" la concorrenza degli altri esercizi commerciali, testimonia di una visione limitata dell'attività del farmacista che viene assimilata a quella di qualsiasi altro esercizio" prosegue Leopardi. "Il nostro lavoro, invece, attiene da vicino alla tutela della salute dei cittadini: è questo il senso ultimo dell'esistenza, sul territorio, di una rete di farmacie che, in moltissimi casi, costituiscono il primo e più importante presidio sanitario a loro disposizione. Rivedere le norme che regolano orari e turni" aggiunge il presidente della Federazione dei farmacisti "è quindi un intento lodevole. Che condividiamo ma che va comunque attuato attraverso uno studio e un'analisi delle necessità di salute del nostro territorio. Senza mai perdere di vista il primo e più importante compito che il farmacista è chiamato a svolgere nell'ambito del servizio sanitario nazionale: quello di essere consulente e garante del farmaco, a tutela della salute di tutti".

Netta contrarietà di Federfarma
L'Associazione dei titolari di farmacia ha espresso assoluta contrarietà ai provvedimenti segnalati dall'Antitrust. Il segretario nazionale di Federfarma Franco Caprino ha infatti detto che: ''Oggi abbiamo uno dei sistemi migliori al mondo, ma cosi' lo si distrugge. Quello che ci meraviglia è che già esiste una sentenza del 2003 della Corte costituzionale che riconosce la validita' di turnazione e ferie per le farmacie. Una sentenza di cui non si e' tenuto conto; se, dunque, l'Antitrust 'supera' la Corte, allora la Corte andrebbe dismessa perché, evidentemente, non serve a nulla''. Il provvedimento richiamato da Caprino ''si esprimeva in favore della turnazione, sottolineando come questa garantisca al cittadino la presenza di un servizio pubblico capillare. Tra l'altro turni sono ammessi in tutta Europa, e si pensi solo che Roma ha circa 60 farmacie notturne contro, ad esempio, le tre di Parigi''.  La liberalizzazione auspicata, senza turni e orari, porterebbe invece, secondo i titolari, soltanto  ad un grande disordine "e alla inevitabile chiusura delle farmacie notturne, a tutto danno dei cittadini. Ci auguriamo - ha concluso Caprino - che le regioni ignorino l'invito dell'Antitrust, che troviamo estremamente pericoloso per i cittadini stessi''.

Orari liberi ma senza deregulation
Alla liberalizzazione di orari e turni delle farmacie, il ministero ha posto alcuni limiti  piuttosto netti. Limiti che tengono presente la natura dell'assistenza farmaceutica finora assicurata dalle farmacie italiane, che non può essere assimilata a una normale attività commerciale.
Insomma ritorna in primo piano la differenza tra il soddisfare le aspirazioni di un consumatore e i bisogni di un cittadino-paziente, una distinzione che ha guidato, tra l'altro, il lavoro svolto finora dalla Federazione, anche confrontandosi direttamente con il ministero della Salute. E così, in una nota del dicastero retto da Livia Turco si mette in guardia da uno scenario ultraliberista nel quale, alla fine, verrebbero proprio a mancare le certezze cui il cittadino ha diritto. "La segnalazione inviata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato - si legge infatti in una nota del ministero - che auspica iniziative legislative dirette a consentire la liberalizzazione degli orari e dei turni delle farmacie, appare sicuramente apprezzabile se correttamente inquadrata nei principi della vigente normativa, i quali richiedono che l'assistenza farmaceutica venga prestata alla cittadinanza con modalità tali da garantire l'efficienza del servizio e la sua regolata continuità nel tempo".
Ben vengano, quindi, "norme che consentano di allungare gli orari di apertura giornaliera e, eventualmente, di offrire agli utenti il vantaggio di un maggior numero di esercizi aperti nelle ore notturne e festive. Resta fondamentale, tuttavia - sottolinea il ministero - che queste tendenze non portino al prevalere della deregulation e dello spontaneismo, mettendo a rischio proprio la garanzia della disponibilità, in qualsiasi momento dell'anno, della settimana o della notte, di un numero di farmacie sufficiente a soddisfare le reali esigenze del territorio. Non bisogna mai dimenticare, infatti - conclude - che la farmacia non è un 'normale' esercizio commerciale, ma un presidio del nostro sistema sanitario".
 
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