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22 marzo 2007
"Cannabis, le ragioni del Tar". Articolo tratto da Farmacista33

Cannabis, le ragioni del Tar

Il Tar del Lazio ha annullato il decreto Turco sulla quantità massima di cannabis a uso personale, che aveva raddoppiato la dose lecita, innalzandola da 500 milligrammi a 1 grammo di sostanza
Dopo la sospensione del decreto, la scorsa settimana, ieri i giudici della III sezione quater del Tar del Lazio, hanno depositato le motivazioni della sentenza con la quale hanno accolto il ricorso proposto dal Codacons, dall'Associazione Articolo 32 e dall'Associazione italiana per i diritti del malato - Aidma Onlus. Il decreto del ministero della Salute "deve essere annullato - recita la sentenza - in quanto la motivazione dell'atto, peraltro esclusivamente orientata nell'ambito delle ragioni sanitarie, non spiega le ragioni delle scelte operate, né esse vengono adeguatamente giustificate sulla base di approfondimenti specifici sugli effetti dannosi delle sostanze stupefacenti in questione".

"In particolare - affermano i giudici - il provvedimento qui impugnato, dopo aver genericamente constatato che il principio attivo delle due sostanze in questione", cioè i principi attivi delta-8-tetraidrocannabinolo e delta-9-tetraidrocannabinolo, "è diverso da quello di altre sostanze stupefacenti, ancora la scelta al minor potere di indurre alterazioni comportamentali e scadimento delle capacità psicomotorie, senza considerare che per il secondo dei suddetti parametri è prevista per entrambe le sostanze un'alta incidenza e intensità di effetti disabilitanti, intesi proprio come grave scadimento della performance psicomotoria nell'esecuzione di compiti complessi. In relazione a tale parametro, come individuato dall'unico documento scientifico in possesso dell'amministrazione, il raddoppio del fattore moltiplicatore, da 20 a 40, non appare certo congruo".

Le motivazioni che hanno spinto le tre associazioni a presentare il ricorso contro il decreto Turco comprendono "la violazione dei principi ispiratori del Decreto del presidente della Repubblica 309/90 come modificato dalla legge 49/06 (Fini-Giovanardi) - ricorda la sentenza del Tar Lazio - dell'articolo 32 della Costituzione e dei principi generali di buon andamento della pubblica amministrazione; eccesso di potere per illogicità manifesta: considerato che è scientificamente dimostrata la nocività della cannabis, gli effetti del decreto appaiono in contrasto con la tutela della salute; l'assenza dei dati in base ai quali il ministero ha ritenuto di poter raddoppiare la dose consentita". Il decreto, inoltre, "contravveniva all'attività e ai primari obiettivi del Servizio sanitario nazionale". Infine, rispetto all'aumento delle dosi di droghe 'leggere' detenibili per uso personale, "non sono stati valutati gli effetti deleteri delle sostanze in questione sul piano della personalità individuale, sulla capacità critica e sul corretto sviluppo della personalità dei giovani". In pratica, "non è stato motivato l'interesse pubblico alla modifica del precedente decreto".
 
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