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26 aprile 2007
"Il commercio non nasce in farmacia". Articolo tratto da Farmacista33

Il commercio non nasce in farmacia

Un convegno di ASSOFARM riapre la querelle sulla deriva commerciale della farmacia al pubblico. Al centro della discussione la vendita degli omeopatici. Ma non è togliendoli dagli scaffali che si sana la questione, dice il vicepresidente Andrea Mandelli
Alessandria ha ospitato, il 23 aprile, un convegno organizzato da ASSOFARM, intitolato "Tra commercio e salute - le farmacie pubbliche, un servizio a tutela del cittadino". Un tema obiettivamente interessante, dato che il panorama del servizio farmaceutico ha visto aumentare il numero degli attori, per esempio le parafarmacie. In questa occasione, il vicepresidente della FOFI Andrea Mandelli ha presentato il Documento federale sulla professione, che ha riscosso giudizi positivi, compreso quello di Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, che ha apprezzato le innovazioni che vi si delineano per il ruolo del farmacista.  A chiudere i lavori, una tavola rotonda, moderata da Garattini  e da Piero Bianucci, firma storica del giornalismo scientifico italiano, e della Stampa in particolare, alla quale hanno preso parte Mandelli e, naturalmente, Venanzio Gizzi, presidente dell'ASSOFARM.

In realtà la discussione si è ben presto centrata sul ruolo della farmacia al pubblico nel suo complesso. Silvio Garattini, per cominciare, ha criticato l'aspetto commerciale della farmacia, argomento non nuovo, e soprattutto la presenza dei prodotti omeopatici. Secondo Garattini questo costituirebbe un avallo da parte del farmacista di una pratica destituita di fondamento scientifico. "Non intendo prendere qui posizione sulla scientificità della medicina omeopatica" ha risposto Mandelli. "Ma va tenuto presente un dato di fondo. L'omeopatia è riconosciuta a livello europeo, esiste una farmacopea, e non si può essere europeisti a corrente alternata. Se il prodotto viene quindi considerato un medicinale, sia pure non soggetto a prescrizione, è anacronistico pensare che cacciandolo fuori dalle farmacie italiane che se ne possa limitare la diffusione. Un esempio per tutti: il noto "programma dimagrante" che le farmacie hanno bandito da tempo dai loro scaffali, continua a essere venduto attraverso i canali più diversi, suggerito dalle persone più disparate e fuori da qualsiasi controllo. Peraltro, sempre cercando di guardare a quanto accade in Europa, è vero che paesi come la Germania hanno smesso di rimborsare i medicinali omeopatici, ma la Francia continua a rimborsarli al 35% (fino al  2003, al 65%). C'è di più: se il paziente francese viene inviato a un omeopata dal medico di riferimento (l'equivalente del medico di famiglia italiano) la visita specialistica viene rimborsata come tutte le altre". Insomma la questione non può essere centrata esclusivamente sulla presenza in farmacia di questi prodotti, perché questa dipende a sua volta da altre situazioni a monte: ci sono autorizzazioni all'immissione in commercio, ci sono medici che prescrivono, e una quota crescente di italiani che vede nella farmacia verde una soluzione.

"Questo peraltro vale anche per i mezzi pubblicitari che ci accusano di esporre nelle vetrine: mezzi che sono soggetti comunque a un'approvazione" chiarisce Mandelli. "Noi abbiamo dato la massima disponibilità, nel documento federale, a creare una commissione che discuta prima della pubblicità e quindi l'opportunità di tenere o meno alcuni prodotti in farmacia". Non è stato questo l'unico tema della giornata, è chiaro, ma è stato assunto come paradigma di una tendenza negativa: quella, appunto, alla commercializzazione, alla spinta a "fare cassetta". In realtà, oggi, nemmeno il servizio pubblico può sottrarsi a un principio di redditività, soprattutto dopo la liberalizzazione dovuta alla legge Bersani, e questo accade nel momento in cui calano i prezzi del mix di prodotti farmaceutici rimborsati dispensato dalla farmacia (si veda l'effetto dell'introduzione dei generici). Partendo da queste premesse, probabilmente, è bene che la categoria comincia a interrogarsi sulle modalità di retribuzione, così da evitare  che la bontà del servizio che il farmacista offre quotidianamente sia interpretata sempre in termini esclusivamente economici.
 
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