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16 maggio 2007
"La professione non fa catenaccio". Articolo tratto da Farmacista33

La professione non fa catenaccio

Il convegno organizzato da FARMACAP, l'azienda farmacosociosanitaria capitolina,è stato soprattutto l'occasione di valutare il ruolo del farmacista che, come ha dichiarato Emilio Croce, presidente dell'Ordine capitolino, non deve arroccarsi in difesa
Secondo il presidente dell'Ordine di Roma è da anni, ormai, che la professione si trova al centro di  una delicata transizione, di cui la legge Storace sugli sconti di due anni fa e il Decreto Bersani dell'anno scorso sono stati soltanto i prodotti più visibili ed eclatanti. E si potrebbe aprire una prospettiva in cui, in forza dell'arrivo di grandi gruppi economici nel settore della dispensazione del farmaco, verrebbe meno il settore farmaceutico inteso come momento della tutela della salute del cittadino, a favore di una visione meramente commerciale. "Con questo, si badi, non voglio assolutamente sostenere che la professione debba rispondere alle istanze del cambiamento" ha spiegato Emilio Croce "facendo catenaccio e arroccandosi in difesa. Sono anzi convinto che le sfide in corso vadano raccolte e che sia indispensabile muovere in direzione di un ammodernamento del servizio in grado di offrire risposte convincenti alle molte e rilevanti sollecitazioni che giungono da più parti".

Per Croce è però del tutto evidente che è in corso una partita che si sta giocando tra due diverse concezioni di quel che è e deve essere l'assetto del servizio farmaceutico "che noi vorremmo continuare a subordinare alla necessità di salvaguardare e tutelare il diritto alla salute dei cittadini, a nostro giudizio prioritario, mentre chi si preoccupa in prevalenza di rimuovere i presunti lacci e laccioli che limiterebbero le corrette e libere dinamiche del mercato, ha decisamente più a cuore altre necessità, quelle della libertà d'impresa e di concorrenza". La risposta della professione deve essere quella di accrescere il valore aggiunto della farmacia, attraverso una maggiore integrazione nel SSN, accelerando il processo di evoluzione della farmacia da "casa del farmaco" a "centro polifunzionale di servizi" capace di portare un contributo decisivo per lo sviluppo della primary care sul territorio. A fronte di questa disponibilità al cambiamento, restano però da risolvere questioni quali "la farraginosità dei concorsi per l'assegnazione di sedi farmaceutiche vacanti o di nuova istituzione; alle prove selettive che necessitano di urgenti modifiche in quanto superate dalla normativa vigente e ai ritardi nell'indizione e nell'espletamento dei concorsi, e infine alle modalità di assegnazione delle farmacie ai vincitori del concorso".

Croce ha espresso apprezzamento per le posizioni assunte a questo riguardo dal ministero della Salute, che al convegno di FARMACAP era rappresentato da Claudio De Giuli, Direttore del Dipartimento Farmaceutico. De Giuli ha ricordato come il riassetto del servizio farmaceutico, elaborato anche in collaborazione con i rappresentanti dei farmacisti sia stato ritardato dal blocco imposto dal Governo alla legislazione per decreto; inevitabilmente i disegni di legge hanno un iter più lungo, ma la direzione è tracciata. Il rappresentante del ministero ha altresì ricordato come vi sia un forte impegno a rivedere i limiti che il Testo unico sulle professioni sanitarie, ormai datato, pone all'attività del farmacista, per esempio del farmacista preparatore, ormai non più compatibili con la situazione attuale. Si prospetta dunque un nuovo ruolo del professionista, in cui trovino anche una corretta sistemazione questioni come la dispensazione del farmaco etico anche in assenza di prescrizione, laddove le condizioni del paziente che si rivolge al farmacista lo rendano necessario. Ma Ministero e farmacisti non sono gli unici attori della partita, anzi. Come ha ricordato Arturo Salerni, presidente di FARMACAP, ormai, dopo la modifica del titolo V della Costituzione, la sanità è in larga misura soggetta alla competenza delle Regioni. Ed è anche alle Regioni, dunque, che si deve chiedere un impegno forte, come quello indicato dal convegno di Roma.
 
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