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8 giugno 2007
L'intervento del Presidente Giorgio Siri all'Assemblea Federfarma del 7 giugno

 ASSEMBLEA NAZIONALE FEDERFARMA
HOTEL HILTON FIUMICINO, 7 GIUGNO 2007
SCALETTA DI GIORGIO SIRI, PRESIDENTE FEDERFARMA

Prima di cominciare, vorrei dire due parole sull’andamento dei lavori della giornata di oggi.

Con la mia relazione illustrerò quello che è avvenuto dal 29 maggio (data dell’approvazione da parte della Camera dell’emendamento sulla liberalizzazione della fascia C) a oggi e quello che abbiamo intenzione di fare.

Successivamente, è previsto l’intervento del Ministro della salute Livia Turco e di alcuni parlamentari che abbiamo invitato per conoscere la loro posizione sull’emendamento e sul ruolo che si vuole dare alla farmacia.

Alle 14.30 è stata convocata una conferenza stampa in Federfarma per illustrare ai giornalisti la portata dell’emendamento, che nessuno sembra aver ben capito, le possibili conseguenze e le iniziative della categoria.

Svolgeremo il dibattito dopo gli interventi dei parlamentari, tenendo conto che l’Assemblea potrà proseguire nel pomeriggio.

Vi invito a svolgere interventi brevi e soprattutto a evitare inutili polemiche che, viste dall’esterno, ci fanno solo male. Obiettivo della giornata di oggi deve essere quello di uscire da qui con una posizione unitaria della categoria che ci dia la forza necessaria per affrontare una situazione difficile.

Le critiche, che sicuramente meritiamo, le affronteremo al momento opportuno e nelle sedi opportune.

A questo proposito, vorrei spiegarVi subito la questione delle dimissioni del vertice nazionale di Federfarma, che abbiamo annunciato all’opinione pubblica.

L’obiettivo di questo gesto è duplice:

  1. da un lato dare un segnale forte del malumore di una categoria che per la seconda volta, a un anno di distanza, si vede togliere da sotto i piedi un pezzo importante della propria attività professionale con un blitz e senza alcun confronto democratico. Anzi, proprio mentre sono in corso vari tavoli di confronto con il Governo (sulla spesa e sul ruolo della farmacia);
  2. dall’altro lato, le dimissioni sono sicuramente un segnale della volontà del sindacato di fare autocritica e riconoscere la necessità di riflettere sulla situazione e le prospettive del sistema.

Non si tratta di dimissioni finte. Di una manovra gattopardesca per far finta di cambiare, senza voler cambiare nulla. Una volta concluso l’iter del DDL Bersani-ter, che oggi contiene la norma incriminata, convocherò il Comitato Centrale per fare un bilancio e chiedere, se necessario, anche un voto sulla presidenza.

Proprio in quest’ottica, il Consiglio di Presidenza ha deciso di dimettersi in blocco, di restare convocato in modo permanente per seguire l’iter del provvedimento e prendere le decisioni necessarie. Ha deciso inoltre di darmi il mandato di coordinare l’attività del Consiglio stesso fino alla conclusione di tale iter.

A questo proposito, desidero ringraziare tutti i colleghi del Consiglio che sono rimasti a Roma tutta la settimana, a partire da domenica. Grazie alla loro disponibilità abbiamo potuto effettuare una serie di incontri con politici e altri interlocutori.

In particolare, abbiamo incontrato rappresentanti di tutti i gruppi politici, tra cui segretari di partito e presidenti dei gruppi parlamentari.

Vi segnalo, inoltre, due altri incontri importanti, il primo con un consigliere politico del Ministro Bersani, che ci ha assicurato la disponibilità di Bersani stesso a un incontro in tempi brevi, e il secondo con il responsabile dell’area Salute della Coop.

Abbiamo chiesto anche un incontro con il Presidente Prodi, tramite gli uffici del sottosegretario Letta.

Oltre agli incontri, abbiamo avuto una serie di contatti con vari parlamentari. Vi cito l’on. Luigi Cancrini dei Comunisti Italiani che non ha partecipato al voto, ma si è subito attivato per far comprendere ai suoi compagni di partito la reale portata dell’emendamento e ha presentato un ordine del giorno, sottoscritto da vari esponenti della maggioranza per impegnare, già alla Camera, il Governo a riconsiderare la norma. Un altro ordine del giorno sulla stessa falsariga è stato predisposto dall’on. Roberto Ulivi di Alleanza Nazionale e un terzo dall’on. Filippo Misuraca di Forza Italia.

L’inghippo sta nel fatto che molti parlamentari della maggioranza, ma anche alcuni dell’opposizione, hanno votato senza aver bene compreso cosa fosse la fascia C, senza capire che stavano demolendo la farmacia alle radici.

Vediamolo, quindi, questo emendamento, presentato da Sergio D’Elia (Rosa nel Pugno) e Giuseppe Trepiccione (Verdi).

Innanzitutto, vi voglio ricordare che un emendamento analogo era stato respinto dalla X Commissione della Camera. Quell’emendamento consentiva la vendita di tutti i farmaci con ricetta medica (anche della fascia A) negli esercizi commerciali con il farmacista, a condizione che l’esercizio distasse almeno 250 metri dalla farmacia più vicina.

La nuova formulazione ripresentata in Aula, sulla quale il Governo, rappresentato da un sottosegretario allo Sviluppo economico, non si è espresso, ma ha lasciato libera l’Assemblea di decidere, comincia con un comma preoccupante, anche perché poco chiaro per i non addetti ai lavori.

Il comma 1 riserva la dispensazione al pubblico dei medicinali comunque classificati in via esclusiva al farmacista, staccando quindi definitivamente questa figura professionale dalla farmacia.

Il comma 2 dice che la dispensazione dei medicinali su ricettario SSN è effettuabile solo nelle farmacie convenzionate.

Il comma 3 consente agli esercizi commerciali di dispensare anche i medicinali di fascia C.

Il comma 4 stabilisce che la vendita deve avvenire nell’ambito di un apposito reparto delimitato e da strutture in grado di garantire l’inacessibilità dei farmaci da parte del pubblico e del personale non addetto, sia negli orari di apertura al pubblico che di chiusura.

Il comma 5 abroga ogni disposizione in contrasto con quelle introdotte dall’emendamento.

Capite bene che da qui a consentire la vendita negli esercizi commerciali di tutti i medicinali con ricetta il passo è brevissimo. Perché una struttura con un farmacista che già vende medicinali equiparabili per rilevanza terapeutica e cautele d’uso a quelli della fascia A non dovrebbe poter vendere anche questi ultimi. A quel punto perché rifiutare a questa struttura il convenzionamento, salvo prevedere un meccanismo di accreditamento per evitare la proliferazione delle farmacie convenzionate e l’aumento incontrollato della spesa?

Siamo di fronte alla liberalizzazione dell’esercizio farmaceutico. Allo smantellamento del sistema di regole (pianta organica, proprietà riservata a farmacisti, orari e turni) che oggi assicura il funzionamento e la capillarità del servizio farmaceutico.

In particolare, dovremmo tutti avere ben presente che la presenza capillare delle farmacie è garantita dalla pianta organica, cioè dalla suddivisione dell’intero territorio nazionale (isole comprese) in un reticolo di 17.500 caselle, all’interno di ciascuna delle quali c’è una farmacia. L’emendamento scardina questo sistema, rendendo fin da oggi più vantaggioso per il titolare di una piccola farmacia rurale con un bacino di utenza limitato chiudere la farmacia per aprire un esercizio in un centro commerciale.

I rischi per la salute di uno smantellamento delle norme che regolano la presenza delle farmacie sul territorio sono stati chiaramente evidenziati dalla Corte Costituzionale, intervenuta negli ultimi anni con ripetute sentenze sul servizio farmaceutico.

Nella prima sentenza (n. 27/2003) la Suprema Corte ha ribadito che "la normativa vigente è finalizzata a garantire "l’ottimale funzionamento del servizio nel suo complesso" e "la continuità dell’assistenza farmaceutica prestata, in un adeguato ambito territoriale, dal servizio nel suo insieme e non già dalla singola farmacia", mentre "l’accentuazione di una forma di concorrenza tra le farmacie … potrebbe contribuire alla scomparsa degli esercizi minori e così alterare quella che viene comunemente chiamata la rete capillare delle farmacie."

Con la sentenza più recente (la n. 448/2006), la Corte ha ribadito che il conferimento delle sedi farmaceutiche tramite concorso pubblico rientra nel novero dei principi fondamentali in quanto "risponde all’esigenza di garantire in modo stabile ed efficace il servizio farmaceutico sull’intero territorio nazionale. Se si considera che, sotto il profilo funzionale, i farmacisti sono concessionari di un pubblico servizio, - prosegue la Corte - proprio il concorso costituisce lo strumento più idoneo ad assicurare che gli aspiranti vengano selezionati secondo criteri oggettivi di professionalità ed esperienza, a garanzia dell’efficace ed efficiente erogazione del servizio."

Come si può notare, siamo su un altro pianeta rispetto a quanto previsto dall’emendamento che tende, invece, a distruggere tutte le regole.

Il Ministro della salute, che ha dichiarato di non essere a conoscenza di questo disegno, ha preso una posizione netta contro l’emendamento e si è impegnata pubblicamente per la sua soppressione al Senato. Oggi ci darà – spero - qualche notizia in più.

Contro l’emendamento si sono espressi al di fuori della categoria anche il Presidente degli Ordini dei Medici Bianco, il segretario nazionale della FIMMG Milillo, mentre la senatrice Laura Bianconi (Forza Italia) ha già preannunciato un emendamento soppressivo e il senatore Enzo Bianco (Margherita), presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato ha rilasciato una dichiarazione fortemente critica, riscuotendo anche il consenso del senatore Francesco Storace di AN. Registriamo la presa di posizione netta dell’associazione delle farmacie comunali, Assofarm, alla quale si è affiancata la Cispel Toscana, la quale ha invitato i senatori a eliminare la norma in questione.

Spero che anche i parlamentari qui presenti oggi e che ringrazio assumano un impegno in tal senso.

Stiamo lavorando per organizzare una tavola rotonda in concomitanza con l’inizio dei lavori al Senato per far allargare la platea dei soggetti contrari all’emendamento, facendo esprimere anche altre organizzazioni dei medici, l’industria, le Regioni, qualche economista, alcune associazioni dei consumatori.

Cosa pensiamo di fare oltre a quello che vi ho detto.

Dobbiamo avere ben chiaro il quadro.

Siamo sotto assedio.

Da un lato abbiamo l’Europa: la Corte di Giustizia nell’arco di un anno, un anno e mezzo potrebbe decidere di consentire la proprietà di farmacie al capitale e consentire le catene di farmacie. Altri Paesi UE sono sotto procedura di infrazione anche per la pianta organica.

Dall’altro lato, abbiamo il fronte nazionale, dal quale provengono attacchi tendenti ad accogliere i rilievi della Commissione Europea e liberalizzare l’esercizio farmaceutico. Inoltre, sempre sul fronte interno c’è una forte spinta alla compressione dei margini della farmacia per contenere la spesa senza penalizzare l’industria. A questo proposito, Vi segnalo che abbiamo partecipato ai lavori del tavolo interministeriale sulla spesa farmaceutica, ma, a seguito dell’approvazione dell’emendamento, abbiamo abbandonato il confronto, denunciando come non sia possibile discutere degli aspetti economici dell’attività della farmacia, mentre ci stanno sfilando la farmacia stessa da sotto i piedi.

Per uscire dall’angolo nel quale ci stanno spingendo dobbiamo adottare una serie di iniziative che ci possano portare, innanzitutto, alla soppressione dell’emendamento, che comporterebbe la fine immediata della farmacia. Ma questo non basta. Dobbiamo arrivare all’apertura di un confronto unico con il Governo per discutere a tutto tondo della farmacia. Obiettivo deve essere quello di definire un quadro di regole stabili che consentano di dare, anche in prospettiva, una risposta a reali esigenze di copertura del territorio e professionali, senza stravolgere il sistema.

Per ottenere questo la categoria deve essere unita e dare un segnale forte di compattezza e della volontà di salvare la farmacia.

Dobbiamo ottenere tre risultati entro i prossimi 45 giorni, che coincidono con i tempi a disposizione del Senato per concludere l’esame del disegno di legge Bersani-ter. I tre risultati son

  1. la cancellazione al Senato dell’emendamento introdotto dalla Camera, anche nell’ipotesi di ricorso al voto di fiducia su un maxi-emendamento. Al riguardo va considerato che il Governo ha presentato in questi giorni al Senato un emendamento al DDL sulla semplificazione che prevede un concorso straordinario per l’assegnazione delle sedi farmaceutiche vacanti o di nuova istituzione. Tale normativa si pone ovviamente in contrasto con l’emendamento approvato dalla Camera, finalizzato di fatto alla liberalizzazione dell’esercizio farmaceutico;
  2. l’apertura di un tavolo di confronto unico con il Governo per discutere a tutto tondo delle prospettive della farmacia, sia sotto il profilo economico sia sotto il profilo normativo;
  3. l’apertura delle trattative per il rinnovo della convenzione farmaceutica nazionale, unica sede nella quale individuare le competenze specifiche della farmacia, definendo anche nuove funzioni e servizi ad alta valenza socio-sanitaria. A questo proposito, Vi segnalo che il Governo ha presentato, sempre al DDL sulla semplificazione, un emendamento che attribuisce alla SISAC il compito di trattare la convenzione farmaceutica. Tale emendamento dovrebbe sbloccare le trattative.

Per ottenere questi obiettivi nei tempi previsti di 45 giorni, a nome del Consiglio di Presidenza, nel quale sono rappresentate le 21 regioni e province autonome, vi chiedo di darmi un mandato ampio a individuare e attuare tutte le iniziative sindacali necessarie, iniziative che possano ricomprendere, come estrema ratio, anche la disdetta della Convenzione farmaceutica nazionale.

Ovviamente mi impegno, anche con procedura d’urgenza, a riconvocare questa Assemblea in presenza di novità significative.

Vi ringrazio.

 
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