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25 luglio 2007
"C'è ancora troppo dolore". Articolo tratto da Farmacista33

C'è ancora troppo dolore

Una manifestazione è stata indetta ieri a Roma da associazioni di pazienti e società scientifiche per denunciare un accesso ineguale al trattamento del dolore neuropatico cronico. E si chiede uno specifico LEA
Il dolore cronico neuropatico, colpisce 12 milioni di italiani, che in molti casi, per curarsi adeguatamente, spendono fino a 75 euro al mese: i farmaci essenziali per il controllo di questa condizione non sono infatti sempre rimborsabili. E questo da quando, nel gennaio scorso, l'Agenzia italiana del farmaco ha  rivisto la cosiddetta nota 4  "sulla base di linea guida mirate a favorirne un impiego coerente con i principi  di appropriatezza". Di fatto se ne autorizza l'impiego solo in  condizioni in cui il dolore cronico risulti  legato a specifiche condizioni (neuropatia diabetica, lesioni midollari, neoplasie o forme erpetiche), "tutelando così i pazienti  dal rischio di un impiego improprio e allargato in condizioni prive di diagnosi certa". 
Un impostazione che non è condivisa dalla Lega italiana contro il dolore (LICD), che ha lanciato ieri a Roma una campagna per sensibilizzare opinione pubblica,  istituzioni, classe medica e gli stessi pazienti: il senso del  messaggio è che i malati devono rivolgersi sempre più tempestivamente ai loro medici,  e che questi ultimi devono essere più  pronti a una corretta diagnosi e a un appropriato percorso  terapeutico. Le istituzioni sanitarie, infine, devono garantire un  trattamento uguale a tutti i malati di dolore cronico. "Questo perchè  la nota 4 dell'AIFA - ha spiegato il presidente della Lega, Diego Beltrutti  - di fatto oggi rimborsa i farmaci solo per un ristretto numero di  manifestazioni dolorose, creando una discriminazione tra pazienti che soffrono dello stesso male". "Il passo fondamentale - ha sottolineato  Giustino Varrassi, presidente dell'Associazione italiana per lo studio sul dolore (AISD) - è riuscire a comprendere che, in certe condizioni, il dolore non rappresenta più un sintomo, ma è a sua volta una  malattia e come tale va diagnosticata e curata, indipendentemente  dalla patologia che lo ha generato. E' per questo che riteniamo  fondamentale l'inserimento del trattamento del dolore nei Livelli  essenziali di assistenza e la realizzazione di strutture  dedicate alla medicina del dolore". Attualmente in Italia i centri  specializzati sono solamente nove e il primo , aperto 20 anni fa  all'ospedale San Raffaele di Milano, è stato addirittura chiuso. Secondo i dati di una ricerca condotta da  Eurisko per conto di Aisd, gli italiani con più di 18 anni che hanno  sofferto di dolore cronico negli ultimi sei mesi sono quasi 10  milioni, mentre il numero sale a 16 milioni se si considera l'ultimo  anno. Il 44% ha avvertito malessere di intensità forte e il 21% molto  forte, il 56% per tutta la giornata e il 28% per qualche ora ogni  giorno. Le parti del corpo più colpite sono  rachide (42%),  braccio-mano-spalla (39%), piede-gamba-anca-ginocchio (33%). Ma in  media sono 2,4 le diverse manifestazioni contemporanee. I pazienti che fanno attualmente uso di farmaci per trattare il dolore sono il 63%,  il 41% con ricetta del medico.
La LICD è tra i firmatari del Manifesto di Venezia, un appello  sottoscritto nel maggio 2006 dai maggiori rappresentanti del mondo  medico-scientifico in materia, con quattro richieste precise alle  istituzioni: riconoscere il dolore cronico come malattia sociale,  rendere disponibili e rimborsabili tutte le categorie di farmaci per  il trattamento del dolore, destinare fondi per la ricerca nel settore  e promuovere appropriati programmi di formazione. In questo senso la  richiesta, rivolta ai ministeri dell'Università e della Salute è di  creare scuole di specializzazione in medicina del dolore, una misura che potrebbe aumentare il numero di specialisti che  sappiano rispondere adeguatamente ai bisogni di questi pazienti.
 
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