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26 settembre 2007
"Non è lo sconto che quel che conta". Articolo tratto da Farmacista33

Non è lo sconto che quel che conta

La seconda parte del Convegno "La farmacia del futur una professione che si evolve" ha vissuto dell'analisi delle prospettive che si aprono dopo la prima Legge Bersani e, presumibilmente, dopo la seconda
Il punto di partenza, però, va oltre la normativa nazionale. Come ha ricordato il professor Daniele Fornari, docente di Marketing Internazionale dell'Università degli studi di Parma, in realtà in questi ultimi dieci anni è stato il mondo a cambiare e, per molti aspetti, la farmacia ha vissuto in un isolamento non comune. E dunque, su quali valori può contare la farmacia? Una prima risposta l'ha fornita Marco Frey, presidente del Laboratorio management e sanità della Scuola superiore Sant'Anna, che con Boehringer Ingelheim Italia ha organizzato il convegno. Il primo punto di forza della farmacia, che si colloca sull'asse tradizione-innovazione, è la reputazione, che è cosa ben diversa dall'immagine. Quest'ultima potrà anche essere più forte per altri attori, ma la reputazione è ancora pertinenza del binomio farmacista-farmacia. Il secondo punto di forza è che oggi tutti i settori, a partire da quello dell'auto, cercano di offrire servizi, non un singolo bene, ed è qui che la farmacia ha un vantaggio formidabile rispetto agli altri possibili concorrenti. Da queste considerazioni, però, discende la conclusione che quella della farmacia è un'attività in cui la relazione interpersonale è fondamentale e dove, dunque, il capitale umano, cioè le persone che nella farmacia operano, è fondamentale e va valorizzato. "Il fatto che non esistano farmacisti disoccupati" ha spiegato Fornari, anche se positivo in termini generali "significa che tra le farmacie e le parafarmacie o i punti vendita della grande distribuzione potrebbe crearsi una concorrenza per assumere i collaboratori". Di qui la necessità non solo di un'offerta economicamente appetibile, ma anche di prevedere momenti di formazione e aggiornamento, e una prassi di lavoro che, per esempio, preveda riunioni periodiche con i collaboratori per valutare l'attività.

Fornari ha parlato sulla scorta di un'indagine su un campione rappresentativi della farmacie italiane, che ha fornito diversi dati anche inaspettati. Per cominciare il 93,6% ritiene che la Legge Bersani abbia cambiato poco o nulla nell'attività della farmacia, ma in compenso ha innescato dinamiche positive: il 61,7% ha abbassato i prezzi e il 70% ha cercato di ampliare la propria offerta di servizi. Ma l'aspetto più importante è che è entrata nella considerazione del farmacista l'aspetto commerciale dell'attività, che non significa la "deriva commerciale", ma elementi come la rotazione del magazzino, l'organizzazione della logistica, i rapporti con i fornitori. E sono aspetti nei quali attualmente i professionisti sono carenti. L'altro aspetto da sviluppare è l'offerta di servizi. Nella relazione di Fornari questi ultimi sono divisi in tre categorie: i servizi di base, come la possibilità di misurare la pressione, l'ordinazione rapida di farmaci, valutazione di pressione, peso e colesterolemia, che sono presenti in percentuali variabili dal 98 al 70% delle farmacie; ci sono i servizi di differenziazione, più sofisticati, per così dire, che sono già meno frequenti: dal noleggio di apparecchiature sanitarie (57,4%) alla consegna a domicilio dei farmaci (40,4%); vengono poi i servizi di fidelizzazione: dall'indicazione degli specialisti per le diverse patologie (38,3%) all'esame spirometrico (4,3%) dove la carenza è ancora molto forte. E, per inciso, è proprio il genere di servizi che è stato indicato come qualificante per una maggiore integrazione della farmacia come presidio territoriale nel servizio sanitario. E' qui che si giocherà la competizione, perché non è il prezzo a fare la differenza, o almeno non è certo l'elemento cardine. "Il consumatore è orientato ai modelli value for money, dove il prezzo assoluto dei prodotti è valutato sempre di più in relazione alla percezione delle contropartite ricevute in termini di funzioni e servizi" ha detto Fornari. Funzioni e servizi che non sembrano essere alla portata della grande distribuzione, che ha dovuto rinunciare, per esempio, a una grande fetta dell'elettronica di consumo (dai televisori ai computer) a favore dei punti vendita specializzati, dove il servizio c'è. La farmacia in questo senso ha già un patrimonio (il 78% dei consumatori dice che non è un negozio come gli altri, il 75% riconosce il valore dei consigli che si ricevono). Ma questo potrebbe non bastare se non c'è un passo successivo, che è quello dell'associazionismo, dell'aggregazione, sia in termini di rapporto con i fornitori sia in termini di convenzioni per offrire servizi. Come ha ricordato Frey, infatti, la farmacia gioca sul "glocal": agisce localmente ma si confronta con concorrenti e partner globali. Restare isolati è controproducente.
 
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