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25 settembre 2007
"La GDO non deve far paura". Articolo tratto da Farmacista33

La GDO non deve far paura

Il peso della grande distribuzione è, a un anno, dalla Legge Bersani, ancora poco rilevante. E secondo gli esperti riuniti in un convegno fiorentino è probabile che tale resti. Ma questo non significa che lo scenario non sia già profondamente mutato e che non si debba prenderne atto 
Non capita spesso che le occasioni di approfondimento su temi vissuti in modo forte da una categoria riescano effettivamente ad andare al di là delle posizioni precostituite. Però è proprio quanto è successo in occasione del convegno nazionale "La farmacia del futur una professione che si rinnova" organizzato a Firenze dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa in collaborazione con Boehringer Ingelheim Italia. Delle due giornate del convegno, la prima è stata dedicata all'analisi della situazione attuale, del "dopo Bersani". La domanda principale era quanto pesa, e peserà, la grande distribuzione organizzata nel sistema del farmaco. Due le risposte, complementari. Per Riccardo Varaldo,  presidente della Scuola Superiore Sant'Anna, in qualche misura, alla grande distribuzione "è stato fatto un regalo, soprattutto con l'obbligo della presenza del farmacista. Non tanto in termini di redditività dell'OTC, ma in termini di immagine: ora contano su un prodotto di valore che nobilita tutta l'offerta complementare: dietetico, parafarmaco, cosmetico e gli altri prodotti riconducibili alla cura personale". L'altra risposta è venuta da Stefano Galli, marketing director di ACNielsen, vale a dire il miglior conoscitore dei mercati: "Soltanto il 9,3% dei punti vendita aperti in base alla Legge Bersani raggiunge un volume di vendite di OTC equivalente a quello di una farmacia, cioè oltre le 250 confezioni a settimana". E nemmeno c'è da pensare che l'arrivo di generici a marchio della distribuzione possa cambiare la situazione: è vero che il 30% del campione di 25000 persone che viene sondato dall'indagine di ACNielsen si dice interessato a questo possibile prodotto ma, ammonisce Galli, "quando si tratta di altri prodotti, per esempio la pasta, il dato è molto più alto, supera il 50%".  Non c'è nemmeno stato un aumento dei consumi, paventato inizialmente, "e nemmeno ci sarà" ha detto Sergio Daniotti, presente nella duplice veste di Country manager di Boehringer Ingelheim e di presidente dell'ANIFA. "L'anno trascorso era quello in cui si sarebbe dovuto "riempire il canale", quindi se non si sono avute impennate nelle vendite da parte delle aziende produttrici in questa fase è difficile prevederne in futuro". D'altra parte, Varaldo ha fatto presente che una valutazione più completa si potrà avere tra qualche anno, "anche se non è difficile ipotizzare che il fenomeno della "banalizzazione" del farmaco è plausibile".
Senza dimenticare che tra i possibili scenari c'è anche quello che si passi a una lista di prodotti OTC vendibili senza assistenza del farmacista, che potrebbe aumentare il peso delle vendite fuori canale. Ma per la fine del 2007 questo sarà comunque inferiore al 5% in volumi. In ultima analisi, non sembra che la GDO possa essere considerata un possibile concorrente della farmacia, mentre semmai sono le parafarmacie che possono ambire a questo ruolo.

La prima giornata del convegno è  terminata con una tavola rotonda, alla quale erano stati invitati anche la ministra della Salute Livia Turco (assente) e l'assessore regionale alla sanità toscano (nonché coordinatore di tutti gli assessori regionali) Enrico Rossi, assente anch'egli e rappresentato da Loredano Giorni, responsabile del settore farmaceutico.  Malgrado queste assenze, o magari proprio grazie a esse, il dibattito è stato molto vivace, con interventi di Varaldo, Daniotti, Giorgio Siri, presidente di Federfarma, e del presidente della FOFI Giacomo Leopardi. Il punto, ha risposto Siri a una domanda del moderatore Andrea Vianello, è che "abbiamo protestato per quello che oggi appare un fenomeno marginale già prevedendo sviluppi come la fuoriuscita dal canale dell'etico di Fascia C". "Una farmacia" ha aggiunto Leopardi "è qualcosa di diverso da un chioschetto con l'aspirina: la farmacia è un sistema che può essere scardinato se si attua una deregulation senza limiti". Ma per il 70% degli  italiani, sempre secondo l'indagine di ACNielsen, il binomio farmacia-farmacista è ancora importante, anzi resta il primo referente. "Ma la farmacia dovrà essere pronta a erogare servizi, che la regione Toscana è disposta a remunerare a prestazione" ha spiegato Giorni. "Servizi" e "Sistema", due parole chiave che hanno caratterizzato la seconda giornata del convegno, dedicata alle strategie che si prospettano alla farmacia in uno scenario che, inutile negarlo, è cambiato.
(Segue su Farmacista33 di domani)
 
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