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12 novembre 2007
"La farmacia è flessibile, ora tocca agli altri". Articolo tratto da Farmacista33

La farmacia è flessibile, ora tocca agli altri

Presentati ieri a Roma i risultati del lavoro del tavolo tecnico istituito presso il Ministero della Salute al quale hanno preso parte, oltre a FOFI, Federfarma, Assofarm e tecnici del Ministero della salute, anche rappresentanti delle Regioni e del Ministero dello sviluppo economico
Un pacchetto di soluzioni per adeguare  il servizio farmaceutico a quelli che sembrano gli imperativi del moment concorrenza, flessibilità. Nel corso di una conferenza stampa tenuta ieri a Roma dai vertici di FOFI, Federfarma e Assofarm, sono stati presentati i risultati del Tavolo tecnico. La rete delle farmacie, forte di 17000 punti in tutta Italia, non ha mai dato adito a lamentele riguardo alla possibilità di accedere al farmaco, ha ricordato il presidente della FOFI Giacomo Leopardi, ma i rappresentanti della categoria hanno proposto, ciononostante, di abbassare il quorum della pianta organica: nel documento si propone di consentire in tutti i Comuni (indipendentemente dal numero dei residenti) l'apertura di una farmacia ogni 3.800 abitanti, e in questo modo si permetterebbe di aprire una farmacia anche senza rispettare il requisito del numero minimo di abitanti, nel caso la farmacia più vicina sia difficilmente raggiungibile. Tale soluzione potrebbe essere applicata nei nuclei con almeno 1.000 abitanti. La nuova farmacia dovrebbe essere situata almeno a 1.500 metri di distanza da una farmacia già esistente. Per quanto riguarda i centri molto piccoli il servizio potrebbe essere garantito tramite l'apertura di un dispensario farmaceutico.

Una deroga alla regola del quorum  potrebbe essere applicata per consentire l'apertura di farmacie interessate da intensi flussi di persone in transito come aeroporti, stazioni ferroviarie maggiori e nei grandi snodi autostradali o centri commerciali. In questo modo, si garantirebbe una rapide procedura per assegnare 2.000-2.200 nuove farmacie, attraverso un concorso unico nazionale al quale non parteciperebbero né i titolari né le farmacie pubbliche. Un modo efficace per aprire a nuovi soggetti, in uno scenario, quello attuale, che prevede una procedura complessa basata su un concorso per titoli ed esami che in molte regioni risulta bloccata da lungaggini burocratiche e da ricorsi. Certo, il punto è che i nuovi soggetti messi in campo dalle liberalizzazioni non riescono, a loro avviso, a sopravvivere con i proventi dei soli farmaci attualmente in vendita senza ricetta. Tuttavia, è stato sottolineato, a questo si potrebbe ovviare aumentando il numero di farmaci OTC e SOP, in base alle disposizioni comunitarie e, ovviamente, al giudizio dell'Agenzia italiana del farmaco. Del resto, visto che si parla di  mercato, di concorrenza e di liberalizzazioni, val la pena di ribadire che questo allargamento dello spettro delle molecole da ammettere alla vendita senza ricetta è da tempo richiesto anche dalle aziende produttrici. Insomma, alla base dell'elaborazione del tavolo c'è la disponibilità ad adattare il sistema nazionale a mutate esigenze, ma a patto di non procedere a una modifica dirompente come la vendita fuori dalla farmacia di farmaci con ricetta medica. Una scelta che porterebbe inevitabilmente a una dispersione del controllo sulle prescrizioni e a un inutile raddoppio dei canali distributivi, visto che il cittadino, nella stragrande maggioranza dei casi, accede alla farmaci per acquisire farmaci erogati a carico del Servizio sanitario, anche grazie agli sconti, e spesso alla funzione di polmone finanziario, esercitati dalle farmacie convenzionate. In ultima analisi, il documento consegnato al ministro della Salute Livia Turco  disegna un servizio offerto dalle farmacie "più moderno, flessibile e vicino alle esigenze dei cittadini". Per i farmacisti, infatti, il rinnovo del sistema deve essere organico e concertato. I farmacisti contestano, invece, le modifiche " a colpi di emendamenti" e misure non coordinate tra loro che rischiano di "scardinare il servizio farmaceutico del nostro Paese - ha detto Leopardi, riferendosi soprattutto alle nuove liberalizzazioni contenute nel Bersani ter - che fino ad oggi è stato un importante punto di riferimento territoriale per i cittadini".  Del resto, ha ricordato Venanzio Gizzi, presidente dell'Assofarm, la concorrenza nel sistema esiste già ed è quella tra le farmacie comunali e quelle private convenzionate, una concorrenza che negli anni si è tradotta in un costante aumento dei servizi offerti al cittadino". Le misure proposte dimostrano, secondo Giorgio Siri, presidente di Federfarma, la volontà dei farmacisti di relazionarsi in maniera positiva con uno scenario in continua evoluzione. "La professione - ha dichiarato Siri - ha ormai superato e dimenticato i retaggi del passato e tutti i farmacisti sono pronti al dialogo. Tuttavia - ha proseguito Siri - non possiamo nascondere il disagio di fronte  a misure che se confermate rischiano di minare alle fondamenta la convenzione tra Stato e farmacie al punto che si potrebbe arrivare a considerarla nulla. Se il Governo - ammonisce Siri -  non mostrerà di voler procedere sulla via tracciata dal tavolo tecnico, saremo costretti nostro malgrado a prendere atto della decisione unilaterale dello Stato di disdire la convenzione farmaceutica. Di conseguenza, da lunedì 19 novembre, i cittadini potrebbero ritrovarsi a pagare le medicine di tasca propria".

Preoccupazione è stata espressa anche da Gizzi: "l'articolo 2 del disegno di legge Bersani-ter, nel prevedere la possibilità di vendere nei supermercati e nelle parafarmacie anche i medicinali con ricetta medica, se approvato, determinerebbe uno stravolgimento del sistema. Le farmacie - ha affermato - non sarebbero certamente in grado di garantire servizi aggiuntivi, ma forse non sarebbe loro più possibile garantire le prestazioni attuali".
 
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