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27 novembre 2007
"Ma le parafarmacie, di chi sono?". Articolo tratto da Farmacista33

Ma le parafarmacie, di chi sono?

L'applauso che alcuni giovani farmacisti hanno rivolto al Ministro Pierluigi Bersani è stata l'occasione per ritornare su una questione che, evidentemente, sta molto a cuore al titolare del dicastero dello sviluppo economico
"I titolari manifestano contro. I giovani a favore" ha detto Bersani, riferendosi ovviamente alla questione della liberalizzazione della vendita dei farmaci. «È bastata questa scelta - ha proseguito Bersani - per fare aprire in Italia 1.800 parafarmacie in pochi mesi, con dei giovani farmacisti che hanno potuto esercitare la loro professione. Francamente, non si comprende perchè un farmacista sia buono quando lavora sotto un titolare per dare determinati farmaci e non sia buono quando si mette in proprio».  «Adesso - ha aggiunto il ministro - c'è una discussione al Senato. Io mi auguro che ci sia una graduale evoluzione verso la possibilità di dare una traiettoria professionale più sicura a questi giovani. Un giovane che sa fare un mestiere deve poterlo fare». «Questo è il punto - ha concluso - un giovane non può chiedersi sempre chi conosce, chi ha il permesso. Se capiamo questo diamo all'Italia l'idea di futuro». Tutte le dichiarazioni sono state rese prima di un incontro, a Lamezia Terme, dedicato all'istruzione come motore dello sviluppo del Mezzogiorno. Tema un po' lontano dalla vendita fuori canale del farmaco, ma tant'è. "E' strano che il ministro parli di 1800 parafarmacie soltanto. A giudicare da quanto si diceva agli esordi della vicenda dovrebbero essere almeno 5000. In realtà si è sempre agitato un problema di disoccupazione tra i laureati in farmacia inesistente" dice Maurizio Pace, segretario della Federazione nazionale degli Ordini. "E poi, visto che si parla di consentire ai giovani di esercitare la professione per cui hanno studiato, si tenga presente che non esiste la professione di parafarmacista, ma solo quella di farmacista. Una professione che prevede di lavorare in quello che è un presidio del Servizio sanitario nazionale, non in un esercizio commerciale  puro e semplice, escluso dall'erogazione dell'assistenza farmaceutica pubblica". Alle dichiarazioni del ministro si è immediatamente agganciata l'associazione delle parafarmacie ANPI, il cui segretario Paolo Spolaore ha dichiarato che i farmacisti premono per "il mantenimento di un sistema farmacia che mantenga il numero delle farmacie chiuso e immodificabile" e temono "la perdita del controllo di un sistema che da tempo garantisce alti guadagni e bassa concorrenza". Niente di più lontano della realtà per il segretario della FOFI: "Le conclusioni del tavolo tecnico sul sistema farmaceutico mostrano esattamente il contrari è da quelle proposte, infatti, che può venire, rapidamente, un significativo aumento delle farmacie, oltre duemila riservate a non titolari a titolari di farmacie rurali sussidiate, e quindi del numero dei titolari. Non è un sistema chiuso, ma un sistema che cresce in funzione delle reali esigenze del cittadino. Un sistema che cresce mantenendo standard qualità e di controllo". Il punto, ancora una volta, è quello del servizio e della possibilità di continuare a offrirlo e, anzi, di ampliarlo. Non è con la proliferazione di esercizi aperti indiscriminatamente, e quindi esposti anche a rovesci economici, che si aumenta l'assistenza al cittadin si rischia che a una prima fase di aperta concorrenza tra esercizi ravvicinati segua una rarefazione degli esercizi sul territorio per l'abbandono di chi non ha retto economicamente. "A quel punto chi andrà a raccontare ai cittadini che devono fare 20 chilometri per trovare un farmaco che è giusto così per ragioni di concorrenza e mercato? Basterà lo sconto del 20% a ripagare del disagio? A un gioco di questo genere possono vincere soltanto i grandi capitali. Si profila uno scenario in cui esistono soltanto due attori: il singolo cittadino e la grande impresa, con la sparizione dei soggetti intermedi" incalza Pace. E poi, in definitiva, sembra che tra i poteri forti che bloccano la libera iniziativa dei più giovani, il sistema della farmacia sia il più pericoloso e iniquo. Ma, tanto per fare un esempio, la difficoltà di ottenere un prestito per avviare un'attività non è un ostacolo ben più forte e per un numero ben maggiore di cittadini? E l'introduzione delle liberalizzazioni: dal telefono all'energia, dai taxi ai panificatori o le assicurazioni quanto hanno agevolato il cittadino finora? E, infine, una domanda diretta al Ministr di queste 1800 parafarmacie quante sono realmente di giovani farmacisti liberi imprenditori di se stessi, quanti di gruppi e quante di titolari di farmacia?
 
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