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29 novembre 2007
Farmacie: cosa ne pensa il Ministero della Marina Mercantile
Il comunicato stampa Federfarma

                                                                federfarma

federazione nazionale unitaria

dei titolari di farmacia italiani

COMUNICATO STAMPA

28 novembre 2007

FARMACIE: COSA NE PENSA IL MINISTERO DELLA MARINA MERCANTILE?

A poche ore dall’incontro con il Ministro della salute Livia Turco e con il sottosegretario allo sviluppo economico Filippo Bubbico, Federfarma ribadisce le proprie proposte per ammodernare in una prospettive europea il servizio farmaceutico, elaborate con la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani e con Assofarm, in rappresentanza delle farmacie pubbliche. Tali proposte, condivise dal Ministro della salute, sono alternative all’articolo 2 del disegno di legge Bersani-ter che prevede la vendita di farmaci con obbligo di ricetta medica anche nei supermercati e nelle parafarmacie: saremmo l’unico Paese al mondo.

Le proposte di Federfarma, se accolte, consentirebbero invece di:

  1. aprire in tempi brevissimi, grazie a modalità di assegnazione snelle, circa 2.200 farmacie che porterebbero il numero complessivo delle farmacie italiane a circa 20.000 (mediamente una ogni 2.900 abitanti, contro una media europea di una farmacia ogni 3.400 abitanti);
  2. assegnare 2.200 farmacie a farmacisti che oggi non hanno una farmacia;
  3. garantire un servizio farmaceutico più efficiente nei centri minori e nelle periferie urbane;
  4. assicurare una farmacia anche negli aeroporti, nelle grandi stazioni ferroviarie, negli snodi autostradali e nei grandi centri commerciali;
  5. creare complessivamente oltre 5.000 nuovi posti di lavoro qualificati;
  6. ampliare e rendere più flessibili gli orari di apertura delle farmacie, come giustamente richiesto dai cittadini e dall’Antitrust;
  7. eliminare, a cura dell’Agenzia del Farmaco, l’obbligo di ricetta per i farmaci di uso consolidato, che garantiscono un elevato livello di sicurezza e che sono già venduti senza ricetta in altri Paesi europei. In tal modo si andrebbe incontro alla rivendicazione di ottenere maggiori introiti, avanzata da supermercati e parafarmacie che, oggi, dovendo sostenere i costi legati alla presenza obbligatoria di un farmacista, non riescono a raggiungere guadagni sufficienti.

Queste proposte, se accolte, consentirebbero sia di rendere più flessibile e vicino al cittadino il servizio offerto dalle farmacie sia di permettere alle parafarmacie, nate come funghi negli ultimi mesi, di raggiungere un equilibrio economico. Tali obiettivi verrebbero conseguiti senza ridurre le garanzie per la salute dei cittadini e senza mettere in crisi il sistema delle farmacie. Se fosse, invece, approvato l’articolo 2 i cittadini potrebbero non trovare più con facilità il farmaco di cui hanno bisogno e, nei piccoli centri, addirittura non avere più la farmacia a disposizione.

Chissà cosa ne pensa il Ministero dello sviluppo economico, impegnato da molti mesi a dettare linee di politiche sanitaria. Agli occhi dei cittadini nel Governo c’è un po’ di confusione: chi si occupa di che cosa? Forse per disegnare l’ammodernamento del servizio sanitario garantito dalle farmacie dobbiamo aspettarci che l’ultima parola la dica il Ministero della … marina mercantile?

 
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