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10 marzo 2008
"L'equivalente è davvero tale". Articolo tratto da Farmacista33

L'equivalente è davvero tale

Le aziende produttrici di farmaci spendono in attività di marketing, in media, il doppio di quanto dedicano alla ricerca, e in alcuni casi le spese promozionali assorbono fino al 46% dell'intero budget aziendale. È quanto emerge da stime del Centro studi dell'Agenzia italiana del farmaco. Un dato dal quale l'AIFA prende spunto per sottolineare che in questo fenomeno "va ricercato il risparmio dato dal medicinale con brevetto scaduto e non sulla sua qualità"
Al "vantaggio dei medicinali equivalenti", e al binomio "risparmio-qualità", è infatti dedicato un editoriale pubblicato sull'ultimo Bollettino d'informazione sui farmaci (BIF) dell'AIFA, che punta soprattutto a fare chiarezza su alcuni elementi, in tema di generici, ancora oggetto di perplessità o polemiche. "Probabilmente - si legge - troppo spesso si è parlato di farmaci equivalenti partendo da questo punt il risparmio. Ciò ha creato molte diffidenze, anche tra gli operatori sanitari. Dalle richieste di informazione che riceviamo, appare evidente che il prescrittore o il farmacista è stato portato a pensare che la scelta del SSN di contare sul medicinale equivalente è basata soprattutto su ragioni di cassa, magari trascurando l'elemento qualità". Per quanto sia comprensibile registrare diffidenze e scetticismi, non sempre disinteressati, tale economia non produce solo risparmio - ribadisce l'AIFA - ma anche la possibilità di acquistare medicinali innovativi senza rinunciare a terapie efficaci e sicure ormai consolidate. Dunque: non di solo risparmio si tratta. L'AIFA - sul suo bollettino - torna così a precisare alcuni aspetti degli equivalenti. A partire, per esempio, dalla purezza delle materie prime e la loro qualità che "sono certificate con procedure identiche sia per i medicinali equivalenti sia per quelli coperti da brevetto. Addirittura i fornitori spesso sono gli stessi". E dunque - afferma l'Agenzia - "deve essere chiaro che non è su questo che si sviluppa il risparmio di prezzo dei medicinali non griffati". "Anche i controlli nelle procedure di produzione, le ispezioni e la verifica che ogni medicinale venga prodotto secondo standard garantiti - si legge ancora nell'editoriale - sono identici per tutti i farmaci, a prescindere dalla copertura brevettuale. È importante capire che nessun medicinale è esattamente identico all'altro, pertanto è necessario rifarsi a standard rigorosi che garantiscono che l'eventuale variabilità rimanga all'interno della differente risposta individuale al medicinale. Questa è una problematica che chi produce medicinali affronta indipendentemente dalla copertura brevettuale della molecola". Altro punto 'delicato': la sostituibilità di un medicinale con un altro, che - secondo l'AIFA - "va gestita soprattutto da un punto di vista medico. Ossia, fatta salva la bioequivalenza dei medicinali sotto brevetto con quelli che hanno perso l'esclusività, possono sussistere ragioni mediche per cui il prescrittore preferisce continuare la cura con una particolare specialità: l'incapacità nel gestire confezionamenti differenti, la risposta individuale del paziente, e altre considerazioni ancora, possono valere come eccezione alla regola generale. Ciò naturalmente può accadere sia con i farmaci equivalenti che con gli originator e non può mettere in discussione le procedure di verifica della qualità del medicinale che sono, appunto, le stesse". Il BIF ricorda infine che "dei primi 20 farmaci per spesa a carico del SSN, ben 18 entro 7 anni perderanno (o hanno già perso) la copertura brevettuale. Un fatto rilevante per l'economia del Servizio sanitario nazionale - sottolinea l'Agenzia - poiché tali medicinali hanno rappresentato, solo nel 2006, circa il 30% dell'intera spesa farmaceutica pubblica. Il fenomeno non riguarda solo l'Italia, anche se l'aver posticipato più di altri la scadenza di certi brevetti farà cogliere solo ora tale vantaggio".
 
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