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13 marzo 2008
"Dell'obiezione doveroso discutere". Articolo tratto da Farmacista33

Dell'obiezione doveroso discutere

Alla censura della Consulta di Biotetica la FOFI risponde che su un tema così delicato è opportuno aprire un dibattito senza preconcetti
La Consulta di bioetica onlus ha pesantemente criticato l'appello della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani affinché il Parlamento italiano approvi una normativa che consenta al farmacista di fare obiezione di coscienza nella vendita di alcuni medicinali. Una richiesta - scrive in una nota il presidente della Consulta di Bioetica, Maurizio Mori - che "ci lascia senza parole". "Questo atto ufficiale della Federazione - afferma - mostra come ormai nel nostro Paese sono a rischio i normali servizi di utilità pubblica richiesti dalla convivenza in società avanzate. Riteniamo che i servizi essenziali riguardanti l'assistenza sanitaria - aggiunge - debbano essere disponibili a tutti i cittadini, come previsto per altro dalle normative europee, senza ricorrere a pretestuose obiezioni di coscienza che non hanno alcun fondamento razionale e che solo acuiscono le tensioni sociali. Infatti, dopo i farmacisti - conclude - potrebbero chiedere l'obiezione di coscienza anche i giornalai, i sarti e chiunque altro". In risposta alla Consulta, la FOFI ha ribadito in un comunicato che "al contrario è giusto e doveroso che questa possibilità di porre l'obiezione venga riconosciuta anche alla sua categoria. Per i farmacisti italiani è sconcertante che nel 2008 un'associazione fondata su valori diversi, quale appunto la Consulta di Bioetica, risponda in questi termini alla richiesta di apertura di un dibattito su temi così delicati".

In merito sono intervenuti anche diversi esponenti politici. Secondo Donatella Poretti parlamentare della Rosa nel pugno, segretaria della Commissione Affari Sociali della Camera "non si può avere il monopolio della vendita dei farmaci e decidere anche di non venderne alcuni. La farmacia svolge un servizio di pubblica utilità disciplinato da leggi che, proprio richiamandosi all'utilita' pubblica, ne consentono l'apertura solo a determinate condizioni. A fronte di questa situazione - afferma la deputata radicale - i farmacisti vorrebbero ora conquistare un ulteriore privilegi vendere i farmaci preferiti e rifiutarsi di somministrarne altri. Se ciò può essere consentito per le creme e gli assorbenti in vendita nelle farmacie, non può valere per i farmaci con obbligo di ricetta medica, a meno che non si consenta anche ad altri esercizi commerciali di effettuarne la vendita". Secondo il capogruppo UDC alla Camera, Luca Volonté quella della Consulta è "una presa di posizione liberticida. Il diritto all'obiezione di coscienza è un'espressione di libertà arantita a tutti, a partire dai farmacisti che possono scegliere se commercializzare o no la pillola del giorno dopo. E' sconcertante la facile generalizzazione con cui si accomunano i normali servizi di utilità pubblica, per la cura della persona, con la vendita di strumenti che sono laicamente e scientificamente causa di morte".
 
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