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23 maggio 2006
'Farmacista 33'
La nuova pubblicazione 'virtuale' al servizio del farmacista

 
In questo numer
• Turco, sì alla Ru486
• Con il farmacista in corsia si sbaglia meno
• Soppressione sedi farmaceutiche in soprannumero
• Dalla cartella clinica alla responsabilità del medico
• Defaillance da bugiardino
• Notti in bianco, ma non per scelta
• Fum Ccm, inserire nei Lea terapie per smettere
• Età e farmaci psicotropi influenzano uso morfina postoperatorio
• Approfondimenti
• Strumenti di counseling da Dica33
Primo piano


Turco, sì alla Ru486

Inoltre il neoministro ha dichiarato di voler Inserire nei livelli essenziali di assistenza l'analgesia epidurale e realizzare una legge per garantire un parto sicuro e senza dolore, riducendo il numero dei cesarei in Italia
Sì alla pillola abortiva Ru486, ''nel rispetto della legge 194, come metodica alternativa all'aborto chirurgico e sicura della salute della donna''. Lo ha affermato il ministro della Salute Livia Turco, a margine dell'inaugurazione del nuovo reparto di puerperio del Policlinico Umberto I di Roma, sottolineando che ''non ci sarà alcun ostacolo alla sperimentazione della Ru486'', purchè non si tratti di ''sperimentazioni selvagge''.

''Come sono favorevole al parto senza dolore - aggiunge - sono per l'interruzione di gravidanza, che è già un fatto drammatico per la donna, con metodiche meno invasive e dolorose''. La Turco annuncia anche che ''verrà esaminata con calma la questione della pillola del giorno dopo''. Inoltre il neoministro ha dichiarato di voler Inserire nei livelli essenziali di assistenza (Lea) l'analgesia epidurale e realizzare una legge per garantire un parto sicuro e senza dolore, riducendo il numero dei cesarei in Italia. "'Mi prendo l'impegno di inserire nei Lea, in accordo con le Regioni, l'epidurale, quella forma di analgesia che consente alle donne di partorire senza soffrire. Io ho avuto una bella esperienza di parto, vorrei che l'avessero tutte le donne''. Al momento, ricorda il ministro, "'l'epidurale non è compresa nei Lea in modo chiaro. In alcune regioni è a carico del servizio sanitario, in altre no''. Questo il primo impegno immediato, a cui seguirà quello di una legge sul parto. "L'Italia ha due buone leggi, la 194 che dev'essere pienamente applicata soprattutto puntando sulla prevenzione, e la legge sui consultori. Vanno potenziate, ma è necessaria anche una legge che promuova e aiuti le nascite, favorisca il parto sicuro e naturale, tuteli la salute della donna e del bambino. Su questi temi - osserva - si sono fatti dei passi indietro negli ultimi anni e l'alto numero di cesarei in Italia mi preoccupa: mi sembra siano aumentate le diseguaglianze. In Europa nei primi tre mesi di vita del bimbo, le donne hanno diritto all'assistenza domiciliare. Dobbiamo andare in questa direzione''. Perciò si lavorerà a un Progetto-obiettivo sulla salute della donna e la tutela della maternità, per aggiornare quello messo a punto dall'ex ministro della Sanità Rosy Bindi.

Dalla Federazione degli Ordini

Con il farmacista in corsia si sbaglia meno
Leopardi: "Una strada da seguire anche negli ospedali italiani".

Una metanalisi su 36 studi condotti fra il 1985 e il 2005, condotta da ricercatori dell'Università dello Iowa per valutare gli esiti dell'impiego dei "farmacisti clinici" nelle corsie ospedaliere, accanto ai medici, ha consentito di rilevare i risultati estremamente positivi dell'esperienza. Secondo lo studio, pubblicato sugli Archives of Internal Medicine, la presenza del farmacista e la sua interazione con il medico aumenta in modo sensibile l'efficacia delle terapie farmacologiche, riduce al minimo gli errori nella somministrazione dei farmaci e il rischio di effetti collaterali ed effetti iatrogeni. "È un dato che non meraviglia" commenta Giacomo Leopardi, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani "perfettamente in linea con molti altri lavori proposti negli anni passati dalla letteratura scientifica.

Se si pensa alla complessità e alla sofisticazione oggi raggiunta dalle terapie farmacologiche, è del tutto evidente che il contributo di un esperto come il farmacista ospedaliero diventa assolutamente indispensabile per il buon esito delle terapie, con effetti benefici non solo sulla salute dei pazienti, ma anche sull'efficacia ed efficienza dell'assistenza ospedaliera. Il che, inevitabilmente, produrrebbe anche un uso migliore delle risorse e conseguenti, significativi risparmi nella gestione del farmaco in ospedale". Il presidente dei farmacisti prende le mosse dallo studio statunitense per ricordare come la funzione farmaceutica, all'interno degli ospedali italiani, sia ancora lontana dal raggiungimento di standard uniformi sull'intero territorio nazionale.

"Purtroppo in Italia non è ancora pienamente rispettato il principio dell'obbligatorietà della presenza di un servizio di farmacia in ogni struttura sanitaria in cui sia attivo il circuito del farmaco" spiega Leopardi "e le situazioni dei servizi di farmacia ospedaliera sono in molti casi una variabile dipendente dalla sensibilità e dalla buona volontà delle istituzioni del territorio. Un dato di fatto inaccettabile, che va superato con urgenza, in primo luogo riaffermando con forza il principio della presenza dei farmacisti in ogni situazione in cui si custodiscono, si preparano e si dispensano medicinali, reagenti, dispositivi medici e quant'altro, e quindi rivendicando l'aumento della presenza degli organici di farmacisti nelle strutture ospedaliere, fino all'impiego in corsia, per una migliore tutela della salute collettiva. Per questo la Federazione degli Ordini intende sostenere, negli opportuni livelli, le iniziative di Sifo e Sinafo, le organizzazioni dei farmacisti ospedalieri che perseguono da tempo questi obiettivi, nella convinzione che non si tratta di supportare interessi particolari, ma di condurre una giusta battaglia per migliorare l'assistenza ai cittadini, attraverso un più adeguato riconoscimento della professione farmaceutica".

Soppressione sedi farmaceutiche in soprannumero
Le sedi farmaceutiche che risultino in soprannumero non devono essere soppresse obbligatoriamente né automaticamente, ma soltanto qualora, a seguito della valutazione dell'interesse pubblico alla soppressione da parte della competente autorità, siano ritenute non più utili per le esigenze della popolazione locale. In tal senso si è espresso il Consiglio di Stato sez. V con la sentenza n. 2717/2006, confermando una decisione del TAR Veneto. Il Consiglio di Stato ha dunque interpretato in senso restrittivo l'art. 380 del TULS - RD 1265/1934 in base al quale le sedi risultanti in soprannumero sono gradatamente assorbite nella pianta organica con l'accrescimento della popolazione e per effetto della chiusura delle farmacie dichiarate decadute. 

Sanità


Dalla cartella clinica alla responsabilità del medico
All'ospedale Galliera di Genova è stato avviato un progetto altamente tecnologico di Farmacovigilanza. Gli obiettivi? Eliminare i rischi di errore terapeutico grazie ad un collegamento diretto tra prescrizione medica e somministrazione del farmaco.
Il progetto, finanziato dalla Regione Liguria, è stato presentato durante il convegno "Dalla cartella clinica alla responsabilità del medico", che ha riunito oggi al Galliera magistrati, avvocati e medici per discutere su questi temi. Secondo alcuni dati statistici - si legge in una nota del Galliera - i rischi di errore terapeutico oggi oscillano tra il 6 e il 10% delle somministrazioni. Il progetto vuole tentare di abbassare questa media. "La farmacovigilanza - spiega Adriano Lagostena, direttore generale del Galliera - ci permetterà di tracciare e monitorare il percorso del farmaco dalla prescrizione alla somministrazione di ogni singola dose erogata al paziente". Ma non solo. "Ci consentirà anche di creare un prezioso archivio dati per le successive analisi epidemiologiche da utilizzare per la definizione dei protocolli terapeutici". Il medico, quindi, prescriverà il farmaco tramite strumenti hi-tech. Un software di ultima generazione gestirà il percorso della medicina abbinata al singolo paziente, il quale dotato di un braccialetto identificativo sarà collegato in tempo reale alla terapia farmacologica indicata nella cartella clinica. La terapia, preparata a bordo letto del paziente, verrà somministrata dopo la lettura ottica del braccialetto.

Defaillance da bugiardino
Undici milioni di italiani sono colpiti dalla calvizie. "Un problema che, dal diradamento sulle tempie alla chierica vera e propria, colpisce alcuni giovani già a 20 anni, ma soprattutto il 40% dei 40enni, la metà dei 50enni e così via, in base all'età". Parola di Michele Roberto, chirurgo plastico e docente di Tecnologie biomediche all'Università di Bari, presidente della Società italiana per la cura e chirurgia della calvizie, che sottolinea un fenomeno recente. "Specie fra i giovani, ai primi segni di caduta trionfa il ricorso al rasoi tantissimi - dice l'esperto in un incontro a Milano, in vista del Congresso internazionale dedicato al tema e in programma a Bari dal 27 maggio - si radono a zero appena vedono un minimo di stempiatura". C'è anche chi ricorre ai farmaci anti-caduta. Ma anche qui l'ansia può giocare brutti scherzi. "Capita di vedere pazienti che lamentano defaillance da foglietto illustrativ si tratta di persone - spiega Littara - che non avrebbero avuto problemi, ma dopo aver letto sul bugiardino del medicinale che la cura anti-caduta potrebbe provocare un effetto sulla capacità erettile, entrano in ansia. Così questo stress libera adrenalina e il problema si manifesta davvero".

Notti in bianco, ma non per scelta
L'insonnia è oramai una condizione che colpisce tra il 9 e il 15% della popolazione adulta. Con pesanti conseguenze sulla qualità della vita, tra cui tensioni in famiglia, difficoltà di relazioni sociali, problemi di concentrazione e memoria, assenteismo o bassa produttività sul posto di lavoro. Questo il quadro che emerge a Toronto, dove è in corso il congresso annuale dell'American Psychiatric Association. Dunque, dicono gli psichiatri convenuti in Canada da tutte le parti del mondo, l'insonnia può rappresentare un campanello d'allarme, o la causa stessa, di disordini psichiatrici che andrebbero curati tempestivamente. Secondo uno studio presentato dai ricercatori della Brown University di Providence, in Usa, tra il 35 e il 40% dei malati di insonnia sviluppa, proprio per il mancato riposo, un disordine psichiatrico primario. In più, non dormire è, per molti psichiatri il segnale di sindromi già in atto, come stress o problemi d'umore. Senza contare, aggiungono, che tra il 60 e il 90% dei malati di depressione denuncia al proprio medico di avere problemi a riposare. Ma alcuni psichiatri invitano alla cautela: "Non è possibile - dicono i ricercatori del Virginia Mason Sleep Disorders Center di Seattle - certificare l'equazione insonnia, uguale disturbo psichiatrico. Anche se - aggiungono - in alcuni casi la relazione è piuttosto evidente".
A Toronto i ricercatori della Georgetown University hanno, infine presentato il conto relativo ai soli Usa, ma indicativo dell'impatto dell'insonnia sui sistemi sanitari, lavorativi e sociali del mondo. Ebbene, sarebbero circa 56 mila in un anno gli incidenti stradali correlati ai disturbi del sonno, che portano con sé il peso di circa 1.500 morti. In campo sanitario, i medici e i paramedici lavorano anche 72 ore consecutive. Una sorta di istigazione all'errore in corsia, commentano.

Fum Ccm, inserire nei Lea terapie per smettere
A questo sta lavorando un sotto-comitato scientifico del Centro di controllo delle malattie (Ccm), che presenterà nei prossimi mesi un documento alla Commissione sui Lea. Lo ha annunciato Daniela Galeone, dirigente della direzione generale prevenzione del ministero della Salute, alla presentazione della Campagna anti-fumo promossa da Istituto superiore di sanità e Segretariato sociale Rai.

Non è ancora chiaro se le prestazioni ottenute in un Centro anti-fumo e i farmaci contro la dipendenza da nicotina saranno gratuite per i cittadini e, dunque, a carico del Ssn. I fumatori, ovviamente, lo vorrebbero. Secondo un'indagine Doxa-Iss, il 76% è favorevole a una 'tassa' di 10 centesimi a pacchetto per avere accesso gratuito nei centri per smettere e gratis i sostituti della nicotina. L'obiettivo degli esperti del Ccm, inserendo queste terapie nei Lea, ''è renderle uniformi su tutto il territorio nazionale - spiega la Galeone - e non affidate alla buona volontà di qualche direttore generale. Il tabagismo è un grosso problema di salute per tutti i cittadini e tutti hanno diritto ad essere assistiti''. Il Ccm, inoltre, sta lavorando ad altri progetti ''di lotta al tabagismo. Insieme alle Regioni e ai centri di prevenzione sul territorio - spiega la Galeone - uno di questi punta a formare staff a livello regionale che elaborino piani anti-fumo, da estendere poi alle regioni meno 'virtuose'. Prosegue il monitoraggio della legge che ha vietato le sigarette, sempre con particolare attenzione alla prevenzione''. Infine, è in corso con l'Iss, ''il censimento degli interventi sui giovani nelle scuole, per una sperimentazione di quelli più efficaci. I giovani, l'abitudine del fumo in età scolare e le donne in età fertile e in gravidanza sono le priorità degli interventi futuri''.

Scienza

Farmacologia

Età e farmaci psicotropi influenzano uso morfina postoperatorio
Un'età più giovanile ed il precedente uso di farmaci psicotropi, ma non i polimorfismi genetici, incrementano la dose di morfina richiesta per controllare il dolore a seguito di un intervento chirurgico. La totale assenza di influenza dei fattori genetici in questo senso è inattesa: ancora una volta, la farmacogenetica risulta più accurata nella previsione degli effetti collaterali che in quella della dose giusta per ciascun individuo. Gli autori sapevano che alcuni polimorfismi di singoli nucleotidi avevano un lieve effetto in soggetti sani, ma lavorando sui pazienti ed essendo interessati più alla farmacodinamica che alla farmacocinetica dei medicinali, gli effetti di questo tipo di polimorfismo sono di solito molto più contenuti e gli eventi ambientali rappresentano di solito fattori predittivi molto più efficaci. (Clin Pharmacol Ther 2006; 79: 316-24)

Segnalazioni

Approfondimenti
Rari ma pericolosi
I tumori neuroendocrini sono una patologia rara, poco conosciuta, di difficile approccio diagnostico e terapeutico. Possono, infatti, aggredire ogni organo o tessuto del corpo umano, colpiscono gli uomini come le donne e aggrediscono sia adulti sia bambini, benché siano più numerose fra gli adulti 40-45enni e gli anziani 70-75enni. Se individuati in tempo e trattati bene questi tumori possono essere guaribili, ma i pazienti sono ancora troppo spesso orfani di cure. Un esempio è il tumore al rene, l'ottava causa di morte per cancro con 27 mila nuovi casi e 14 mila morti l'anno solo in Italia. L'Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori sta sperimentando due nuove terapie appartenenti alla famiglia delle cosiddette "piccole molecole" e non ancora autorizzate dall'Unione Europea. Si tratta di sorafenib e sunitib, il primo già approvato negli Stati Uniti, l'altro in via di approvazione, farmaci in grado di raddoppiare la sopravvivenza dei pazienti con neoplasia renale a cellule chiare non più trattabili altrimenti.

Mens sana in cuore sano
La maggior parte (80%) delle demenze è rappresentata da casi di morbo di Alzheimer e di demenza vascolare, i cui quadri clinici, epidemiologia e istopatologia, si sovrappongono. Non solo, in entrambi sono implicati, come fattori di rischio, ipertensione, ipercolesterolemia, diabete e l"abitudine al fumo, ed entrambi sono associati ad aterosclerosi delle carotidi, i vasi che alimentano il cervello. E il rischio aumentato lo si ritrova anche tra i pazienti con insufficienza cardiaca, nei quali è stata riconosciuta un"associazione con danno e declino cognitivo, indipendentemente da disturbi vascolari o da altri fattori di rischio. La conferma di questi dati aggiunge un tassello importante a quella che viene genericamente chiamata prevenzione primaria, cioè evitare che un evento si verifichi.

Un male necessario?
Il 4% dei circa 8 milioni di italiani ricoverati in 12 mesi negli ospedali della penisola sperimentano effetti avversi legati a errori in corsia. Sviste che causano la morte di almeno 14mila pazienti e che determinano, inevitabilmente, cause di risarcimento. E proprio le cause sono in aumento esponenziale, i dati parlano di un + 184% nell"ultimo decennio. A rivelare queste cifre in un recente convegno milanese sono stati gli esperti del Cineas (Consorzio universitario per l"ingegneria nelle assicurazioni) del Politecnico di Milano secondo i quali le cause principali degli errori in corsia sono molte e vanno dal superlavoro alla stanchezza, dalla cattiva organizzazione ai macchinari vecchi senza dimenticare prescrizioni illeggibili o scambio di farmaci diversi confezionati in flaconi simili. L"esito al di là degli evidenti rischi per la salute è uno spreco di miliardi di euro a carico di Servizio sanitario nazionale e Regioni.

La "pillola" ora punta anche all"estetica
Per rispondere sempre meglio alle esigenze di sicurezza per la salute e di tollerabilità, realizzando anche vere capacità curative, la ricerca si è orientata comunque verso preparati estro-progestinici più vicini alla fisiologia femminile. Si è così arrivati a una nuova opzione per la contraccezione orale, anzi alla rappresentante di una nuova famiglia di pillole, ora in commercio anche in Italia: si tratta infatti del primo anticoncezionale orale che associa all"estrogeno standard etinilestradiolo un derivato molto simile al progesterone naturale, il clormadinone acetato (CMA). Il CMA è un potente anti-androgeno e inibendo sia questi ormoni maschili sia l"enzima 5-alfa-reduttasi, che a sua volta trasforma gli androgeni da meno potenti a più potenti, riduce significativamente i sintomi del loro eccesso, come acne, seborrea (pelle e capelli grassi), alopecia seborroica (perdita di capelli), ipertricosi (abbondanza di peli), così penalizzanti per la psiche femminile e presenti per esempio tipicamente nella sindrome dell"ovaio policistico.
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Salvare il cuore, ma non a spese del rene
Le ricerche svolte dal team dell"Unità di Terapia Intensiva Cardiologica dell"IRCCS Centro Cardiologico Monzino hanno dato un rilevante contributo alla sicurezza di coronarografia e angioplastica anche nei pazienti affetti da insufficienza renale
Coronarografia e angioplastica, sono metodiche, rispettivamente diagnostica e curativa, note anche al grande pubblico e, giustamente, sono considerate veri e propri salvavita. Meno noto, invece, è che purtroppo esiste una quota non trascurabile di pazienti che se ne gioverebbero ma di norma non vengono trattati, per timore di complicazioni. "E" il caso dei pazienti affetti da insufficienza renale, per i quali si ritiene che i rischi di questi interventi superino i benefici che ne trarrebbero, soprattutto a causa della cosiddetta nefropatia da mezzo di contrasto". Così spiega il dottor Giancarlo Marenzi, responsabile dell"Unità di Terapia Intensiva Cardiologica dell"IRCCS Centro Cardiologico Monzino di Milano.

Strumenti di counseling da Dica33
Italiani in buona salute, ospedali meno
Pubblicato lo studio annuale degli internisti sullo stato di salute percepito dagli italiani: il 75 per cento si sente bene. Ma se serve un posto letto?

Il parto a casa conviene, ma allo Stato
In Gran Bretagna il ministro della Salute si pronuncia per i lieti eventi in famiglia. Motivazioni molto trendy, ma lo scopo è risparmiare

La tiroide è un bersaglio più facile
A distanza di trent'anni si registra un incremento delle diagnosi di tumore della tiroide, migliorati gli strumenti e anche la gestione

Un test per salvare la vista
Un sistema semplice e rapido per individuare l'infezione da Chlamydia trachomatis, principale germe responsabile della cecità nei paesi poveri

Variabili di un lieto evento
Non è detto che con la FIVET la gravidanza arrivi e vada a buon fine. Ci sono molti fattori che influiscono, eccone due

 

 
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