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22 giugno 2006
"Farmacista 33"
L'intervento di Giacomo Leopardi con Livia Turco

Leopardi, trasformare la professione per crescere

"Le trasformazioni della società rendono inevitabile per la nostra professione l'esigenza di un'evoluzione: è evidente che rimanere chiusi o fermi non ci porterebbe da nessuna parte"
Con queste parole Giacomo Leopardi, Presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti, ha introdotto la propria relazione al Consiglio Nazionale della Federazione, che si è tenuto ieri a Roma. Secondo Leopardi, qualcosa deve cambiare nel farmacista: si deve passare dal momento delle recriminazioni a quello della voglia di impegnarsi sia sul fronte della professione che su quello della gestione. "La riforma - ha affermato Leopardi - deve passare attraverso temi come la farmacovigilanza, individuando per esempio un responsabile provinciale della professione farmaceutica su questo fronte, utilizzando magari gli Ordini come "sentinelle" del farmaco e creando una rete diffusa sul territorio. Ma gli esempi non mancan uno sviluppo delle attività di comunità, in particolare nella terapia domiciliare, soprattutto contro il dolore, in accordo con le Asl; una presenza della componente ordinistica al tavolo del rinnovo della convenzione tra Ssn e farmacie, come soggetto garante del corretto svolgimento dal punto di vista professionale; un ruolo integrato di farmacista e farmacia nella educazione sanitaria e nella partecipazione a campagne di prevenzione e informazione sulla salute e, in particolare, sul farmaco. La parole di Leopardi hanno voluto essere anche un modo per chiedere al Ministro della Salute Livia Turco, presente alla riunione del Consiglio, collaborazione nel processo di cambiamento che sta attraversando la categoria dei farmacisti.

Le istanze della Federazione degli Ordini saranno formalizzate in un documento che verrà prossimamente consegnato al ministro e che - come ha poi ricordato il vicepresidente della Federazione, Andrea Mandelli - "rappresenterà la bandiera della professione farmaceutica nel tavolo di settore che il ministro ha dichiarato di volere istituire". Nel suo discorso, Leopardi ha ovviamente toccato anche l'ipotesi della liberalizzazione della vendita dei farmaci da automedicazione, "eventualità che ci vede del tutto contrari, perché riteniamo che apra la porta a una erronea considerazione del bene farmaco da parte dei cittadini. Le specialità medicinali, anche quelle da automedicazione, sono beni di salute, non prodotti di consumo e non possono né debbono avere niente a che fare con le dinamiche commerciali. Prima di decidere al riguardo" ha sostenuto il presidente dei farmacisti " sarà bene considerare attentamente che le ragioni che devono prevalere, in questo campo, sono quelle della salute, non il tornaconto di qualcuno". Leopardi ha anche affrontato il nodo della spesa farmaceutica fornendo al ministro alcuni spunti di riflessione: "Anziché pensare a dove vendere i farmaci, magari in grandi confezioni e a prezzo inferiore, bisognerebbe chiedersi perché prendere i farmaci e vigilare sull'appropriatezza delle terapie. Un versante sul quale farmacie e farmacisti possono risultare decisivi, stressando il loro ruolo e la loro funzione di presidi di salute del territorio, proprio come il ministro Turco ha chiesto anche recentemente".

Rispondendo all'intervento di Leopardi, il Ministro Turco ha toccato l'argomento dei farmaci al supermercato ribadendo che la decisione verrà presa senza ostacoli ideologici a un tavolo a cui prenderanno parte anche i ministri dell'Economia e dello Sviluppo economico, Tommaso Padoa Schioppa e Pierluigi Bersani, oltre "ai protagonisti del settore" farmaceutico. Il ministro ha ammesso che la politica in merito del governo deve ancora essere definita.   Il Presidente dei Farmacisti ha sollevato anche il problema dei ticket ricordando al ministro come la loro abolizione portò nel 2001 ad un aumento del consumo di farmaci del 37%. "Io non sono contraria ai ticket in modo assoluto, ha risposto il ministro. Penso - ha spiegato - che per vincere la sfida di un Ssn pubblico di qualità, e per garantire la qualità a ciascun cittadino, dal più povero al più ricco, bisogna chiedere una compartecipazione al costo dei servizi sulla base del reddito. Da questo punto di vista - puntualizza il ministro - sono contraria a misure improvvise e unilaterali. Si tratta - conclude - di discutere con tutte le parti interessate, a partire dai sindacati, per capire su quale livello operare".
 
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