Ordine dei Farmacisti della Provincia di Pesaro e Urbino

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26 giugno 2006
'Farmacista 33'
La nuova pubblicazione 'virtuale' al servizio del farmacista

Spesa farmaceutica (e consumi) in crescita

Primo trimestre in ascesa rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. La spesa a carico del Ssn non cresce, ma quella privata sì. Invariato il peso dei generici
Sono aumentati del 9,9% i consumi dei farmaci in Italia nei primi tre mesi del 2006. Un incremento rilevante, che ha trascinato la spesa farmaceutica: quella complessiva lorda è aumentata del 7,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Questi i primi dati 2006 anticipati da Pierluigi Russo, dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), alla presentazione del VI Rapporto Osmed, l'Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali, il 23 giugno all'Istituto superiore di sanità a Roma. L'aumento dei consumi ha riguardato le categorie terapeutiche a maggior impatto sulla spesa, farmaci per il sistema cardiovascolare (48,3%) e per l'apparato intestinale (37,2%) in testa. Il maggior incremento dei consumi si è registrato in Lombardia, con oltre 50 milioni di dosi giornaliere in più rispetto al primo trimestre 2005. Seguono Lazio e Sicilia. Quest'ultima è al primo posto per l'aumento della spesa, circa 35 milioni di euro in più nei primi tre mesi di quest'anno rispetto allo stesso periodo del 2005. I generici hanno assorbito circa il 14% della spesa, senza variazioni di rilievo rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno, e il 23% dei consumi. Un "buon risultat più di una dose giornaliera su 5 non è una specialità", commenta Russo. La spesa più alta per i generici si concentra in Sicilia, Campania, Lazio, Calabria, Puglia, Basilicata, Toscana.
Quanto alla ripartizione della spesa, delle 28 confezioni di farmaci consumate, in media, da ciascun cittadino nel 2005, 15 sono a carico del Ssn e 13 acquistate direttamente. Lo scorso anno i consumi di medicinali coperti dal Ssn sono aumentati del 39% rispetto al 2000, per un totale di 807 dosi ogni mille abitanti. A quota 20 miliardi di euro circa la spesa farmaceutica complessiva, che segna un +1,4% rispetto al 2004, dovuto soprattutto al +6,3% della spesa privata, mentre quella pubblica è diminuita dello 0,6%. La leggera flessione della spesa pubblica sembra essere stata determinata principalmente dall'abbassamento dei prezzi (-3,4%), ma anche dallo spostamento della prescrizione verso farmaci meno costosi, in termini tecnici 'effetto mix' (-1,1%). "La spesa pubblica copre attualmente - ha spiegato Roberto Raschetti, ricercatore del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Iss e curatore del rapporto - circa il 70% della spesa per i farmaci, quota che rappresenta, a sua volta, il 13,4% della spesa complessiva fatturata dal Servizio sanitario nazionale".
La mappa geografica dei consumi di farmaci vede una predominanza del Centro-Sud: si passa infatti dalle 638 dosi giornaliere di Bolzano alle 979 del Lazio. Quest'ultima è la regione che più di altre spende per pillole e sciroppi, seguita da Sicilia, Campania e Puglia.

Farmacisti nel Piano sanitario
Nella Gazzetta Ufficiale n. 139 del 17.6.2006 - Supplemento Ordinario n. 149 - è stato pubblicato il DPR 7 aprile 2006 recante approvazione del "Piano sanitario nazionale" 2006-2008.

Di particolare interesse per i farmacisti l'espresso riconoscimento del contributo che la professione può fornire all'ottimizzazione delle risorse, favorendo il ricorso a medicinali che, nell'ambito di una stessa categoria terapeutica, sono meno costosi; nonché il riferimento al ruolo che le farmacie possono svolgere ampliando le attività di monitoraggio dei consumi e della spesa.

In rilievo anche l'"Educazione Continua in Medicina". Tra gli obiettivi da perseguire sono previsti, infatti, il mantenimento della motivazione alla professione di tutti gli operatori sanitari, l'adeguamento della capacità professionale dei singoli al loro livello di maturazione, l'adeguamento al rapido progresso delle conoscenze e delle tecnologie sanitarie ed il miglioramento continuo dell'organizzazione, del rendimento e dell'economia dell'intero sistema sanitario. A garanzia dell'uniformità nella qualità dei programmi, è ribadito inoltre il ruolo fondamentale della partecipazione degli Ordini professionali.

Più che tagli, serve appropriatezza
Entro l'anno dovrebbe essere operativo il Piano nazionale per l'appropriatezza delle prescrizioni dei farmaci. Un piano condiviso fra ministero della Salute, Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Istituto superiore di sanità, Regioni e medici. Lo ha affermato Nello Martini, direttore generale dell'Aifa, intervenuto alla presentazione del VI Rapporto Osmed, l'Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali. "E' fondamentale - ha spiegato Martini - che al centro della qualificazione della spesa farmaceutica non siano esclusivamente politiche di contenimento e tagli, ma l'appropriatezza. Se l'uso dei farmaci è appropriato - sottolinea - la spesa è sicuramente giustificata". Definita la strategia e l'obiettivo da perseguire con progetti di formazione e informazione, va ora fissata dall'Aifa un'agenda di lavori con il ministero della Salute e le Regioni. Il VI Rapporto Osmed, prosegue Martini, "conferma la grande copertura dei farmaci da parte del Ssn: su 19 miliardi di euro di spesa complessiva nel 2005, oltre il 70% è a carico del Ssn, che garantisce tutti i farmaci essenziali, per le patologia gravi e croniche e quelli innovativi. Una larga copertura che deve essere anche appropriata".

Scatta il piano anti-canicola
Il ministero della Salute ha allertato "gli assessorati regionali alla sanità e ai servizi sociali per mettere in campo i piani locali già definiti e predisposti" per far fronte all'emergenza calore. Ai medici di famiglia e ai servizi socio-sanitari il compito di contattare regolarmente i soggetti a rischio.
"La situazione meteo di oggi e le previsioni per i prossimi 3-4 giorni - si legge nella nota del ministero datata 24 giugno - indicano la persistenza di un'ondata di calore diffusa in tutto il Paese e particolarmente acuta in molti centri urbani, tra i quali spiccano Milano, Brescia, Torino, Roma, Napoli, Bari, Catania, Palermo e Cagliari. La conferma viene dal sistema di allarme del Centro di competenza nazionale della Protezione Civile, con previsioni di temperature che potrebbero oltrepassare i 40 gradi. Queste condizioni - prosegue il ministero della Salute - suggeriscono l'adozione di alcune norme di tutela, cui dovrebbero attenersi tutti i residenti nei centri urbani soggetti all'innalzamento anomalo delle temperature, per diminuire i disagi fisiologici derivanti da temperature eccessive, quali bere molta acqua, vestire leggeri e consumare pasti a basso contenuto calorico, evitando alcol e cibi grassi". Il Centro nazionale di prevenzione e controllo delle malattie (Ccm) del ministero della Salute ha giocato d'anticipo per evitare le conseguenze di un'estate che si prospetta torrida. E a dicembre scorso ha deciso di promuovere il Piano operativo Nazionale di prevenzione degli effetti del caldo sulla salute. Un piano grazie al quale l'arrivo delle ondate di calore viene identificato con 72 ore di anticipo per fronteggiare - con interventi di prevenzione ad hoc - i giorni di maggiore allarme/emergenza.
Il progetto, coordinato dal dipartimento di epidemiologia della Ausl RM/E, va ad innestarsi nel progetto della Protezione Civile per la realizzazione di sistemi di allarme città-specifici denominati Heat Health Watch Warning Systems (Hhwws).

Presentato lo staff del ministero
Stefano Inglese, Ivan Cavicchi e Claudio De Vincenti sono i tre esperti scelti dal ministro della Salute, Livia Turco, come consiglieri. Dello staff del ministro, in via di completamento, fanno parte Renato Finocchi Ghersi, magistrato di Cassazione e docente all'Università di Viterbo, che sarà il capo di Gabinetto, e l'ex senatrice Monica Bettoni, già sottosegretario alla Sanità durante i Governi Prodi e D'Alema, a capo della segreteria tecnica. Stefano Inglese è stato segretario nazionale del Tribunale per i diritti del malato. Ivan Cavicchi è docente di sociologia dell'organizzazione sanitaria all'università La Sapienza di Roma. Dal '96 al 2002 è stato direttore generale di Farmindustria. Claudio De Vincenti è professore ordinario di economia politica all'università La Sapienza di Roma. Dal '98 al 2001 è stato componente del Comitato consultivo sull'economia del presidente del Consiglio e capo del Nars, il comitato consultivo del Tesoro per le tariffe pubbliche. E' esperto di Welfare e ha fatto parte di numerose società italiane e internazionali di economia.

Farmaci e dintorni

Più ricoveri per l'asma femminile
L'asma esita nell'ospedalizzazione più frequentemente per le donne che per gli uomini. Ma non perché questa malattia si manifesta in forma più grave nel sesso femminile ma per via della maggiore sensibilità femminile ai sintomi, che fa sì che si percepisca la malattia con maggiore gravità. Questa la conclusione di uno studio canadese condotto su 31.490 asmatici tra i 18 e i 55 anni osservati nel corso di un anno. La ricerca, condotta alla McMaster University di Hamilton, è pubblicata sugli Annals of Allergy, Asthma e Immunology. "Non solo gli accessi al Pronto soccorso da parte di donne sono nettamente la maggioranza (62,2%), ma anche i ricoveri sono più alti tra le donne (7,4%) che non tra gli uomini asmatici (4,5%)", commentano gli autori della ricerca.

Epidemia di fratture osteoporotiche
Secondo le previsioni di Lancet il numero delle fratture causate da osteopenia aumenterà, a livello globale, da 1,7 milioni del 1990 a oltre 6,3 milioni di casi nel 2050. Mentre quelle vertebrali non provocano sintomi in circa metà dei casi, le fratture di femore causano i pericoli più gravi per chi le subisce e i disagi più importanti per i familiari. Queste lesioni si susseguono con un ritmo allarmante: in Europa ogni 30 secondi una persona con osteoporosi (donna nel 75% dei casi) subisce la frattura di un arto o di una vertebra. Nel 25% dei casi, in conseguenza di una frattura di femore, le persone perdono la propria autosufficienza. Con costi rilevanti. Secondo alcuni dati italiani, i costi sanitari attribuibili alle fratture di femore (quasi 100.000 l'anno) superano il miliardo di euro l'anno.

Meno sacrifici per i celiaci
Ricercatori della Stanford University e dell'Università' di Oslo hanno scoperto una nuova promettente terapia non dietetica, che potrebbe tradursi in futuro in un'alimentazione più variata per questi pazienti. Due studi, pubblicati su 'Chemistry and Biology' aprono la strada agli studi clinici di un mix di enzimi orali per prevenire i sintomi principali e le complicanze di questa patologia. Infatti, nonostante le diete a esclusione e la possibilità di ricorrere a cibi senza glutine, molti pazienti rischiano di assumere la proteina inavvertitamente. "Terapie non dietetiche che permettano ai celiaci di assumere bassi o medi livelli di glutine sarebbero molto utili", sottolinea Chaitan Khosla della Stanford University. Per questo i ricercatori hanno esaminato una serie di enzimi, individuando un candidato ideale (EP-B2) nel seme dell'orzo che germina. Non solo, gli scienziati hanno usati batteri ricombinanti per produrre una forma di enzima che si attiva solo in condizioni simili a quelle che si verificano nello stomaco umano. Così si è dimostrato che l'enzima degrada le proteine del glutine, ed è più specifico proprio per le parti note per scatenare la patologia celiaca. Non solo, il primo enzima è stato testato in combinazione con un altro (PEP) per dosi di glutine elevate: in combinazione con il primo, PEP può inibire la risposta immunitaria in soli dieci minuti. Insomma, per il momento la strategia si è rivelata promettente, e in futuro potrebbe essere alla base di una terapia innovativa per i celiaci.

Più aggressivi con l'aterosclerosi nell'obeso
I pazienti con un maggiore BMI richiedono strategie ipolipidemizzanti più intensive per arrestare la progressione delle placche presenti nelle arterie coronarie rispetto ai pazienti più magri. Il maggiore impatto di una terapia intensiva sulla progressione delle placche suggerisce che l'effetto della terapia statinica ad alte dosi derivi da fattori diversi dalla loro capacità di diminuire il colesterolo LDL. I pazienti obesi presentano livelli molto più elevati di proteina C-reattiva, un marcatore infiammatorio, e ne hanno una maggiore riduzione a seguito della terapia. Il dosaggio della terapia andrebbe personalizzato non tanto secondo il BMI, quanto in base al controllo aggressivo di tutti fattori di rischio. LA probabilità che questi pazienti presentino livelli infiammatori più elevati rappresenta un altro target per lo sviluppo di terapie mirate direttamente a ciò. Questa caratteristica garantisce inoltre ulteriori prove del fatto che le statine abbiano proprietà antinfiammatorie oltre al loro effetto sul colesterolo, e che ciò possa contribuire alla loro capacità di prevenire le cardiopatie. Nonostante la presenza di più fattori di rischio, i pazienti obesi non presentano più placche di quelli non obesi, e ciò suggerisce che i maggiori tassi di eventi clinici osservati con l'obesità possano riflettere il fatto che le placche in questi casi possano essere più infiammate, e quindi più propense alla rottura ed alla causazione di eventi patologici. La composizione, piuttosto che l'estensione, delle placche potrebbe dunque avere un ruolo importante negli eventi clinici. Lo sviluppo di modalità di immagine in grado di valutare la composizione delle placche potrà aiutare nella comprensione di questo fenomeno. (Am J Cardiol 2006; 97: 1553-7)

Prevenire il fuoco di Sant'Antonio
La vaccinazione potrebbe essere una scelta vincente per arginare il prevedibile aumento dei casi di herpes zoster e relative complicanze in conseguenza al progressivo incremento degli anziani nella popolazione; potenzialmente si rivolge infatti alla fascia al di sopra dei 60 anni. La strategia d"impiego andrà però valutata, non necessariamente si suggerirà una vaccinazione di massa oltre una soglia d'età. L'herpes zoster è un disturbo piuttosto comune, specie tra gli anziani, noto come fuoco di Sant'Antonio per il dolore bruciante che provoca, che può durare anche anni ed essere così invalidante da ridurre la normale funzionalità in misura paragonabile a malattie come le cardiopatie o la depressione maggiore. Inoltre quando residua questa temibile complicanza, la nevralgia post-erpetica, spesso appare refrattaria alle terapie.

Il farmaco non risolve l'anoressia
Quando il problema è il rifiuto del cibo, la forte volontà di perdere peso, un"immagine di sé distorta, la diagnosi è di tipo psichiatrico e va nella direzione dei disturbi alimentari, in particolare dell"anoressia nervosa. Un disturbo molto grave che colpisce prevalentemente le donne, ha un elevato tasso di mortalità e il più alto tasso di suicidio tra le malattie psichiatriche. E, purtroppo, è anche molto resistente al trattamento che ha come obiettivo il recupero del peso corporeo, ma in realtà deve far fronte a tutti gli aspetti che caratterizzano il disturbo. Ragion per cui lo sforzo può essere nutrizionale, psicologico o farmacologico, anche perché spesso coesistono psicopatologie come depressione, disordini ossessivi compulsivi o dovuti all'ansia. La psicoterapia, infatti, resta uno degli elementi fondamentali e regolarmente presente nel trattamento, che negli adolescenti è più orientata al coinvolgimento familiare, mentre negli adulti si avvale della terapia cognitivo comportamentale. Anche la psicofarmacologia è una strategia piuttosto comune, per quanto non ci siano basi scientifiche forti a supporto e la letteratura è modesta.

Si vede meglio con la statina
Le statine sono nate come farmaci ipocolesterolemizzanti, capaci cioè di normalizzare i livelli di colesterolo nel sangue. Ma il loro utilizzo non finisce qui. Oltreché per la prevenzione cardiovascolare, infatti, le statine sono associate a una serie di altre patologie, su tutte l"Alzheimer e la sclerosi multipla. Ora uno studio appena pubblicato da Jama apre un nuovo potenziale filone di ricerca per questi farmaci ossia la prevenzione della cataratta. Possibile? I ricercatori spiegano nell"introduzione alla loro ricerca, come già nel passato fosse stata dimostrata un"associazione inversa tra degenerazione maculare e uso di questi farmaci. Le statine, del resto, hanno un"attività antiossidante che è cruciale nel contesto della malattia cardiovascolare. Succede cioè che le specie ossidanti derivate dal nitrossido e attive nell"aterogenesi vengano soppresse dalle statine.

Esami di dubbia utilità
Un test inutile spesso porta a ulteriori spese: se c'è un falso positivo, per esempio, si richiedono altri esami per accertare come stanno le cose realmente, oppure si procede direttamente a una terapia non necessaria. Detto questo, servono i ticket? Forse, ma sicuramente, come mostra lo stesso studio, esistono altri mezzi, rivolti al medico e che non sono punitivi o sanzionatori, che permettono di ridurre gli esami inutili. Un gruppo di ricerca britannico ha valutato l'effetto sulle prescrizioni che potevano avere due misure differenti ma simili. Una era la spedizione, a intervalli di tre mesi, di una relazione da parte del laboratorio, in cui si mostrava quanti esami aveva richiesto lo studio in cui opera ciascun medico (si tenga presente che in Gran Bretagna il medico di famiglia raramente lavora da solo); l'altro era l'invio, assieme ai risultati del test, di un breve memorandum sui casi in cui quel test non va impiegato perché poco significativo. E si è visto che associando i due tipi di feedback le richieste calano di un 20% circa.

 
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