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21 dicembre 2011
Il testo integrale dell'intervista rilasciata dal Vice Presidente a Radio Incontro il 14 dicembre

 

Radio Incontro Pesaro  – 14/12/2011 - INTERVISTA Dr. ANTONIO ASTUTI

Parlando del Decreto Salva Italia e di tutte le liberalizzazioni che doveva contenere, alla fine ne è rimasta solo una, quella dei farmaci ed i farmacisti delle Marche sono contrari. Noi abbiamo intervistato il Dr. Antonio Astuti, Vice Presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Pesaro e Urbino.

E’ importante puntualizzare che la farmacia e tutti i farmacisti,  che rappresento come Vice Presidente dell’Ordine, sono assolutamente disponibili ad inserirsi in qualunque processo di  modernizzazione del nostro Paese: ci assumiamo ogni responsabilità, avendo  un ruolo così importante per la società.  Diciamo che, ovviamente, tutti noi vorremmo che questo avvenisse in maniera  strutturata, non improvvisata,  come purtroppo è successo in questi giorni,  perché non è un caso che non solo i titolari, ma anche  i collaboratori,  i farmacisti comunali, addirittura gli studenti, preoccupati per il loro futuro, siano molto dubbiosi nei confronti di questo provvedimento. Chiaramente i lati positivi possono essere quelli legati a più punti vendita nei quali poter trovare questi medicinali di fascia C. Tra l’altro, poi, si tratta di una ristretta fascia di medicinali e, ancora, non sono ben chiare le varie annotazioni del decreto.  Di conseguenza, non si sa esattamente quali saranno i farmaci che potranno essere venduti fuori anche dalle farmacie; inoltre, non è ben preciso dove potranno essere aperte eventuali nuove parafarmacie. Diciamo perciò che da un punto di vista prettamente pratico, può sembrare effettivamente logico che trovare un determinato tipo di medicinale non  solo nelle farmacie, possa essere un vantaggio. Non credo tanto a livello di costi, perché l’operazione è stata quantificata in maniera ufficiale addirittura  ad un risparmio medio pro-capito di pochi Euro. Bisogna però vedere se, come si usa dire,  il gioco vale la candela, considerato che la farmacia e i farmacisti sono perfettamente inseriti oggi in un meccanismo di assistenza, capace di svolgere un’attività di continua reperibilità 24 ore su 24 grazie ai turni delle farmacie, rispettando peraltro altissimi standard qualitativi  e con un sistema insomma  che permette, già oggi, una notevole facilità di accesso al servizio farmaceutico. In pratica, al di là delle demagogia di questi giorni, mirata in buona parte a favorire la Grande Distribuzione Organizzata e le Multinazionali, bisognerebbe vedere se, effettivamente,  il provvedimento, basato su principi che rischierebbero di mettere a rischio l’intera impalcatura su cui attualmente è impostato il sistema, possa ritenersi davvero davvero valido.

Come si può migliorare la situazione in alternativa a quello che prevede il Decreto Monti?

Facendo alcuni esempi concreti, le migliorie potrebbe essere:

-          un ancora maggiore flessibilità legata agli orari di apertura;  

-          un aumento delle farmacie sul territorio, regolamentato attraverso un sistema che già esiste ma che potrebbe essere ulteriormente migliorato, pur sottolineando che in Italia, comunque, c’è una farmacia ogni 3300 abitanti, dato perfettamente allineato, se non sotto, la media europea;

-           un equo metodo legato ai concorsi,  per far si che anche i giovani, non figli di farmacisti, abbiano la possibilità comunque di diventar titolari e quindi di poter aspirare ad un  percorso diverso rispetto a quello che , in linea di massima, oggi gli è precluso;

-           un percorso professionale mirato ad aumentare costantemente il livello culturale dei farmacisti.

Secondo Lei perché di  tutte le liberalizzazioni che si volevano fare alla fine si parla a gran voce solo di quella che riguarda i farmacisti?

Probabilmente, abbiamo avuto anche dei torti legati alla nostra poca disponibilità al cambiamento. Sicuramente la situazione è poi degenerata anche perché si è cercato, per così dire, un capro espiatorio sul grande fronte  delle liberalizzazioni. Partendo allora da questo presupposto, si è innescato il pensiero, oggi come oggi totalmente sbagliato, che “i farmacisti sono ricchi”. E’ fondamentale sottolineare che a fronte di poche centinaia di colleghi, diciamo … fortunati,  che sicuramente in effetti possono contare ancora su fatturati  ultra milionari,  esiste la stragrande maggioranza di farmacisti che svolge, con grandissima umiltà e dedizione, la funzione pubblica demandata loro dallo Stato, guadagnando niente più del giusto, in maniera totalmente allineata con quella di un ruolo come il nostro.  Ecco quindi che in realtà la caccia alle streghe è assolutamente immotivata, perché,  ripeto, nella stragrande maggioranza dei casi i farmacisti come reddito sono assolutamente allineati, non posso neanche sostenere con altre categorie professionali, ma, mi azzardo a dire, ben al di sotto.

 
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