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14 settembre 2020
Infermiere di famiglia, da Regioni ok a nuova figura. Ecco di cosa si occupa

Articolo tratto da Farmacista33

Le Regioni hanno approvato le Linee Guida per l'introduzione della figura dell'infermiere di famiglia e di comunità, una figura che in sinergia con il medico di famiglia meglio integrare i servizi sanitari e fornire una prima risposta indispensabile per il corretto svolgimento delle cure. Lo ha annunciato ieri Donato Toma, che ha guidato la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome che si è tenuta ieri con questo tema all'ordine del giorno. «Si tratta - ha dichiarato Toma - di un'evoluzione importante nell'assistenza sul territorio. Il Dl Rilancio permette così di assumere quasi diecimila unità e di distribuirle a livello territoriale ai distretti. Gli anziani con malattie croniche sono coloro che maggiormente potranno usufruire dei servizi di questa nuova figura professionale. Si opera in stretta sinergia con la medicina generale territoriale. Le linee di indirizzo delle Regioni definiscono il ruolo e i compiti, le competenze e la necessaria formazione, favorendo innanzitutto l'integrazione sanitaria e sociale dei servizi».

Chi è l'infermiere di famiglia?

A spiegare chi è l'infermiere di famiglia/comunità (IF/C) è una nota della Fnopi (la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche) che richiama le linee guida. "È un professionista della salute che riconosce e cerca di mobilitare risorse all'interno delle comunità, comprese le competenze, le conoscenze e il tempo di individui, gruppi e organizzazioni. È di riferimento per tutta la popolazione (soggetti anziani, pazienti cronici, istituti scolastici ed educativi, le strutture residenziali non autosufficienti, ecc....) con particolare attenzione alle fragilità per cui secondo le Regioni è opportuno concentrare il focus dell'IF/C su tale target identificato attraverso l'analisi dei dati epidemiologici e sociodemografici. Inoltre, in particolari condizioni epidemiologiche, quale quella da Covid-19 attuale, il suo intervento può essere orientato alla gestione di un target di popolazione specifica, ad es. per il tracciamento e monitoraggio dei casi di Covid-19 coadiuvando le Usca, in collaborazione con medici di medicina generale e Igiene pubblica e nelle campagne vaccinali. Lavora in modo proattivo: non aspetta solo le prescrizioni, ma intercetta autonomamente i suoi assistiti di cui conosce le problematiche di salute. Fa una valutazione dei bisogni di salute; prevenzione primaria, secondaria e terziaria; conosce i fattori di rischio prevalenti nel territorio di riferimento, la relazione d'aiuto e l'educazione terapeutica; stende piani assistenziali infermieristici, individua quesiti di ricerca infermieristica. Orienta anche ai servizi, fa una valutazione, indicazione e prescrizione dei presidi necessari e monitora l'aderenza terapeutica, l'empowerment e valuta i sistemi di tele monitoraggio". Fnopi spiega anche cosa non fa l'IF/C: non è l'infermiere di studio del medico; non è l'infermiere che garantisce solo prestazioni (siano esse in Aid e Adi), ma collabora con tutti e può erogare prestazioni correlate alle sue specifiche competenze clinico assistenziali.
«È necessario applicare subito l'innovazione - sottolinea la presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli in linea con le Regioni - per dare spazio il più velocemente possibile alla nuova figura per l'assistenza sul territorio, anche prevedendo percorsi formativi ad hoc diffusi in tutte le Regioni: l'infermiere di famiglia/comunità non è una figura improvvisata, ma un professionista preparato per poter assistere al meglio i pazienti fragili e le loro famiglie». Positiva la reazione del sindacato di categoria Nursing up anche se con riserve. Antonio De Palma, presidente nazionale ha dichiarato: «Accogliamo con soddisfazione, anche se con specifiche riserve, la creazione di un documento centrale di indirizzo. Ma non ci basta. Occorre da subito un impegno concreto per inquadrare questa nuova figura professionale in un regime contrattuale ex novo, al pari di quello dei medici di famiglia. È solo l'inizio di un cammino lungo e impegnativo», Secondo De Palma «servirà un ulteriore ed ampio panorama di azioni e intenti concreti che vanno portati a termine nel minor tempo possibile. Si tratta, per ora, di linee di indirizzo ancora sperimentali, e per questa ragione chiediamo da subito la costruzione, per l'infermiere di famiglia, di un alveo contrattuale mirato».
 
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