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“C’è sempre una luce accesa che ti aiuta: la tua farmacia”. Da oggi, questo motto costituirà la testata del sito internet dell’Ordine di Pesaro & Urbino. L’autrice, ai tempi in cui l’aveva ideato, a corredo del disegno, aveva 10 anni. Già, perché nel lontano 1998, il Presidente Romeo Salvi, al suo primo mandato, aveva avuto la brillante idea di assegnare un premio in memoria dell’indimenticato predecessore Carlo Pietravalle tramite un concorso destinato alle scuole di primo e secondo grado. Per le Medie, vinse la sfortunata Alessia De Simoni, venuta a mancare di lì a poco. Per le Elementari, invece, la vincitrice fu la piccola Federica Drago, con il disegno in questione.

Oggi, in piena emergenza Covid-19, quell’immagine è più che mai azzeccata per descrivere il ruolo della Farmacia, rimasta in pratica l’unico presidio aperto nelle città deserte, vuote e buie che contraddistinguono questo terribile e drammatico momento storico. Federica Drago nel frattempo è cresciuta, ha 32 anni, è diventata Psicoterapeuta, e l’abbiamo rintracciata per parlare con lei sia di quel giugno di 22 anni fa sia di quello che sta succedendo attualmente.

Federica, cosa ti ricordi del Premio Carlo Pietravalle?

“Facevo la Quinta e la mia scuola partecipò al concorso indetto dall’Ordine dei Farmacisti. Ho così affrontato il tema insieme alla mia famiglia - mio padre è medico, ho qualche parente farmacista - e quello slogan così azzeccato è venuto fuori da un vero e proprio lavoro di gruppo. Poi, a me è toccata la parte pratica del disegno. Mai avrei creduto di poter vincere. Del giorno della premiazione, al Cinema Loreto, rammento la grande emozione e la contentezza per essere riuscita a rendere bene la mia idea su quello che per me rappresentava, e rappresenta, la Farmacia. Ovviamente quella mattinata è rimasta impressa nella mia memoria e sono contentissima di poterne riparlare tanti anni dopo”.

Ti rendi conto di quanto moderna sia quella rappresentazione, considerati i tempi che stiamo vivendo?

“E’ vero. Già allora io avevo ben presente l’importanza della Farmacia: uno spazio aperto a tutti e dove si cerca sollievo dal dolore, sempre pronto a soddisfare i bisogni della gente, un vero e proprio punto di riferimento. Pensiamo a quanto è fondamentale sapere di trovare, in un ben preciso luogo, qualcuno che ti accoglie, parla con te, ti dà sicurezze. Per molti, oggi, il farmacista è l’unica persona con cui ci si può relazionare, che offre la sua disponibilità al dialogo, risolve i tuoi problemi di salute. E’ emblematico, secondo me oggi più che mai, il fatto che la Farmacia sia un punto fermo e ben riconoscibile per tutta la comunità. Con quella luce sempre accesa”.

Sei cresciuta, sei diventata Psicoterapeuta. Al di là dell’impatto che questa situazione ha avuto sul tuo lavoro, come immagini il futuro di noi che stiamo vivendo, nostro malgrado, questa circostanza?

“Detto che io lavoro con i bambini, e quindi sono praticamente ferma se non utilizzando i mezzi tecnologici, immaginare il domani è davvero molto difficile. Molti purtroppo avranno perso i loro cari in modo così repentino e inaspettato, ma praticamente tutti stiamo vivendo senza progettualità, giorno per giorno. In questa fase c’è un tempo senza tempo, una mancanza di visione su ciò che dovremo e potremo fare per ripartire. La nostra vita è stata interrotta nella sua quotidianità. Ci saranno diversi tipi di risposte emotive e non sarà facile per nessuno superare lo shock. Tutti affronteremo dei cambiamenti e la ripartenza dipenderà molto da come sapremo fronteggiarli, ben sapendo che dai traumi c’è comunque la possibilità di riprendersi”.

Federica, una parola di speranza.

“Beh, dopo il buio, ogni volta c’è la luce e anche in questo caso speriamo che vada così. Un po’ come la croce verde: si accende e si spegne ma sai che, quando avrai bisogno di lei, la porta si aprirà e potrai entrare”.

Perché c’e sempre una luce accesa che ti aiuta…la tua Farmacia.

(antonio astuti)